Ciao sono Gesù, vorrei camminare con te tutti i giorni, essere vicino a te e condividere ogni momento della tua giornata, farti conoscere la bellezza della Parola di mio Padre, approfondirla e pregare con te, se lo vuoi.
Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52) anno C. I genitori di Gesù si recavano
ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la
consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del
ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori
se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata
di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non
avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che
l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi
cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre
mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e
agli uomini. Parola del Signore. Oggi fissiamo lo sguardo sulla famiglia di Nazareth. Dio, dunque, si svela, si spiega, si manifesta; ora sappiamo com’è
fatto Dio, cosa pensa, cosa vuole, come sorride, il suo tono di voce, incrociamo il suo sguardo profondo e sereno. Dio, svelandosi, svela anche il mistero profondo dell’uomo. Chi è l’uomo? Perché si dibatte nelle sue contraddizioni? Qual è il suo destino? l’uomo, che la parabola della Genesi descrive come fatto a immagine e somiglianza di Dio, riceve dal Natale una luce nuova per capire se
stesso. Ecco perché oggi guardiamo al mistero della famiglia, a questa famiglia
decisamente originale, per riflettere sulle nostre famiglie concrete. Non vi nascondo l’imbarazzo del dover parlare della famiglia di
Nazareth, la famiglia più originale della storia; una madre che è una vergine, un padre che non è il padre genetico, un figlio che è il Figlio di Dio! Oggi l’idea stessa di famiglia è in crisi; sembra una specie di
retaggio culturale di qualche vecchio cattolico, che s’immagina mogli sottomesse e greggi
di figli, tutti schierati a cantare “Noi vogliam Dio”… Almeno così ci vuole far credere il nostro mondo; la famiglia è legata
a una cultura tradizionale, contadina, ed è, perciò, definitivamente
superata. Meglio le unioni di fatto, i legami temporanei, come si fa oggi a stare insieme per tutta un’interminabile vita? Sfogliamo qualche rivista o guardiamo qualche film; è tutto un
inneggiare all’anarchia affettiva, alla disillusione nei confronti dell’amore,
alla fragilità affettiva conseguenza inevitabile della modernità. Eppure, parlando con le persone, con tante persone, mi accorgo che la nostalgia dell’amore, del bene, della stabilità abita in tutti noi. È vero; siamo fragili, l’affettività odierna è cinica, disincantata, si
nega l’amore, ce lo impedisce, ma tutti vorremmo essere capaci di sognare con un
altro, un’altra, costruire, sostenerci, aiutarsi; la fedeltà è difficile,
dura, e allora lasciamo perdere; finche dura, va bene, e pazienza per i sogni nel cassetto! E Dio che dice? Che l’uomo e la donna sono fatti per stare insieme, che la solitudine è maledizione, è insostenibile. Le coppie sono chiamate, oggi, a un compito epocale; cambiare la forma mantenendo la sostanza, inventarsi un modo, qui e oggi, per rendere visibile e possibile il vangelo dell’amore che Gesù ha predicato. La famiglia diNazareth dice
qualcosa di straordinario. Nel brano di Luca troviamo Gesù dodicenne che resta a Gerusalemme a
fare la sua cresima; diventa figlio della legge di Dio, diventa adulto nella
fede. Questo episodio ricorda alla famiglia che essa è in pellegrinaggio, che va da qualche parte insieme. Nella logica cristiana la coppia non si guarda negli occhi, ma guarda in un’unica direzione. L’alleanza matrimoniale è un patto amorevole di cammino comune verso la
felicità. I coniugi non diventano il senso, il fine l’uno dell’altro (chi ne
sarebbe capace!), ma insieme cercano il fine, il senso. E lo fanno con la consapevolezza che la coppia è in cammino, in
cambiamento. Il matrimonio cristiano non è accasarsi, sistemarsi; al contrario; è l’inizio del cammino, è l’antisistemazione per eccellenza, il
nomadismo interiore verso la Gerusalemme celeste. Gesù, che resta a Gerusalemme per occuparsi delle cose del Padre suo, ci ricorda la dimensione spirituale della famiglia, lo spazio dato al “dentro” e al “vero” di ciascuno, al fatto che la coppia si aiuta nella sua spiritualità, che stabilisce una direzione verso cui andare. La fuga di Gesù svela anche il ruolo del genitore che accompagna alla
vita il figlio per poi lasciarlo andare, per spingerlo all’autonomia, oggi così difficile
da accettare. L’armonia della famiglia non nasce tanto dallo sforzo e dal superamento
dell’egoismo, quanto dal mettere Dio in mezzo, dal sentirsi chiamati a realizzare un
progetto. Èuna vocazione sempre più impegnativa e necessaria in questo mondo disincantato. Oggi Cristo chiede alla nostra famiglia concreta di essere testimone,
missionaria dell’amore possibile, non di quello ideale adolescenzialmente sognato. Bella questa famiglia, dovremmo prenderne l’esempio e seguirla. Buon pellegrinaggio a tutte le famiglie, ma oggi quando leggerete questo messaggio, noi saremo già in viaggio per Medjugorje, per prendere lezione proprio dalla Mamma per eccellenza; la Regina della Pace, vi poterò tutti nel cuore, Fausto.
Dal Vangelo secondo Luca (2,22-35)
anno C. Quando furono compiuti i giorni della loro
purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al
Signore,
come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di
tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele;
lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del
Signore.
Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge,
lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché
i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i
popoli,
luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di
contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima». Parola del Signore. Giuseppe e Maria si recano al tempio, come ogni coppia di sposi timorati di Dio; essi portano all’altare l’offerta dei poveri, di
coloro che non si potevano permettere nemmeno un animale da sacrificare a Dio. Eppure, in questa scena così semplice e ordinaria, qualcuno ha gli
occhi aperti e guarda con una vista molto più acuta; è quella che proviene
dallo Spirito Santo e dall’attesa di vedere realizzata un’antica promessa
fatta da Dio. Simeone ci aiuta a capire il vero significato della venuta di Gesù; Egli rappresenta un momento di rottura con tutto ciò che c’è stato
prima di Lui. Sarà molto amato, ma anche molto odiato e contrastato proprio dai capi
del popolo.
Riflettiamo sempre sul reale significato della venuta di Gesù tra noi. È veramente il momento di riflettere, alla luce di tutto quello che sta
succedendo attorno a noi, per riuscirci, aiutiamoci con la preghiera. Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Santo Natale e Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Matteo
(2,13-18) anno C. I
Magi erano appena partiti,
quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il
bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti
avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di
Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.
Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio
dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.
Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata,
perché non sono più. Parola del Signore. Nella storia umana le guerre e le stragi vi sono sempre state, e persino ai giorni nostri proprio mentre pensiamo di aver raggiunto un alto grado di civiltà, veniamo sconvolti da notizie fin troppo note. Ma ciò che fa davvero male è vedere come molte volte le vittime di queste guerre senza senso sono proprio gli innocenti, o i bambini, o coloro che non possono difendersi. La nascita di Gesù, assieme ad attestazioni di gioia e di luce, è circondata anche da un alone di tenebra e di malvagità. Eppure, Gesù e la sua famiglia non si sono sottratti al dolore della
fuga dalla propria patria e dalle proprie radici, ma come tanti profughi del loro tempo, hanno cambiato la loro dimora. Impariamo a proteggere gli innocenti da ogni forma di sopruso. Cerchiamo nell’umiltà, come ha fatto la famiglia di Gesù, di difendere i più deboli e gli innocenti, senza guardare chi sono o da dove vengono, aiutandoci con la preghiera. Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen. Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Giovanni
(20,2-8) anno C. Il primo giorno della settimana,
Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù
amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al
sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato
posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Parola del Signore. Dopo la memoria di Stefano, il primo martire, la liturgia ci presenta la memoria del “discepolo che Gesù amava”. Giovanni potremmo chiamarlo il primo nell’amore. Il Vangelo ce lo presenta al mattino presto del giorno di Pasqua mentre correva con Pietro verso il sepolcro. Più giovane di Pietro, giunse prima, vide le bende per terra, ma non
entrò. Possiamo anche dire che l’amore corre più in fretta e arriva prima. E, tuttavia, Giovanni sa attendere che giunga anche l’altro fratello
per entrare assieme. E appena entrò “vide e credette”. La sua testimonianza, raccolta nel quarto Vangelo e nelle Lettere, è tutta centrata nella predicazione dell’amore di Dio e dei fratelli
inteso come il cuore del messaggio del suo Maestro. E si narra che, avanti
ormai negli anni, le uniche parole che diceva fossero quelle del comandamento dell’amore. Perciò, sul suo esempio, siano anche le nostre parole, vogliamo essere
sereni? Amiamo anche chi ci vuole male, aiutandoci con la preghiera. Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Santo Natale e Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Matteo
(10,17-22) anno C. in
quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno
nelle loro sinagoghe;
e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel
momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è
lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.
E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato”. Parola del Signore. Forse parole come queste possono rovinare l’atmosfera natalizia, e quasi ti chiedi come mai la liturgia prevede la festa di Stefano protomartire proprio nel giorno dopo il Natale. Eppure, se ci pensiamo bene, ci accorgeremo che questa è la vera festa che si deve celebrare nel periodo natalizio; che cosa è la nascita di
Gesù, se non l’inizio del martirio che lo ha portato progressivamente alla sua morte cruenta? Allora, i martiri come Stefano sono quelli che hanno capito davvero
come Gesù vuole essere amato; non a parole, o con qualche gesto di devozione
emotivo. La scena della natività deve spingerci ad amare Gesù bambino decidendo di offrire la nostra vita per Lui, così come Lui ha fatto per
noi. Solo così possiamo celebrare davvero il Natale. Con la celebrazione del martirio di Stefano, Gesù vuole essere vicino a tutte le persone che sono nella sofferenza. Offriamoci con umiltà la nostra vita a Gesù, incominciando con la
preghiera. Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Santo Natale e Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Luca (2,15-20)
anno C. Appena gli angeli si furono allontanati da
loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo
dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci
ha fatto conoscere».
Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo
visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste
cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era
stato detto loro. Parola del Signore. Vedo i pastori tornare a casa. Ben lontani della brutta immagine che ne
abbiamo fatto, i pastori erano malvisti e peggio sopportati
dagli ebrei del tempo.
Fare il pastore era un mestiere faticoso,
scelto per assenza di alternative. Considerati ladri (capitava di ignorare i
confini alla ricerca di erba migliore), bugiardi (non era loro consentito di
testimoniare in tribunale, perché considerati bugiardi di natura), vivevano la loro condizione nella più cupa
rassegnazione. La notte fredda, come solo il deserto sa
donare, era solo l’ultima prova di una vita durissima. No, il Messia, se mai fosse venuto, non
l’avrebbe fatto per loro. Il lavoro li assorbiva sempre,
costringendoli a violare il riposo del Sabato. I pii, i devoti, li consideravano parte del
popolino ignorante delle leggi e perciò dannati. Proprio a loro Dio si rivolge. Agli ultimi, ai perdenti, ai bastonati della
storia si rivolge Dio. È questa la strepitosa notizia del Natale,
la notizia inattesa, sconcertante; Dio viene per i perdenti, non
per i vittoriosi. Buon Dio! Se vi dicessi che Dio premia i
buoni e colma i sazi, che cavolo di buona notizia sarebbe? Ma se vi dico che Dio accarezza i perdenti,
abbraccia i delusi, consola gli afflitti, questa sì che è una
notizia straordinaria! Vanno, i pastori, a vedere il segno, la
mangiatoia. Segno accessibile perdei pastori, Dio non si comunica mai
attraverso dei segni misteriosi e illeggibili, ma
evidenti e luminosi. Giuseppe apre la porta; chi sarà mai? La luce fioca delle lanterne illumina i
volti assonnati e rugosi dei pastori che parlano di angeli e di
apparizioni. Giuseppe esita a fare entrare questi
sconosciuti maleodoranti, si gira verso Maria, Maria sorride e
annuisce. Il bambino che tiene in braccio, tenerissimo
volto di Dio, è l’inaudito resosi evidente, l’assoluto di
Dio rinchiuso in tre chili di vagiti. Tornano al proprio lavoro i pastori. Il loro cuore esplode di mistero e di gioia.
Albeggia. Che strano, è come un’altra alba che farà
esplodere la gioia del risorto! Tornano alla loro miseria, alla loro fatica,
alla loro sconfitta. Nessuno finale eclatante né cambiamenti
radicali. La loro vita è sempre uguale, la durezza
immutata, il dolore indurito. Il loro cuore però è cambiato. Santi pastori, bastardi di Dio, benedetti
dall’Altissimo, insegnateci a tornare a casa, alla fine di
questo Natale, a tornare alle nostre fatiche e paure, col
cuore pieno di stupore. Buon Natale, amici, stupefatti dalla nuova
avventura di ritrovare un Dio accessibile. Amici sconfitti dalle vicissitudini della
vita, gioite, per voi è venuto il Salvatore, non preoccupatevi se è
piccolo, intrigante e bisognoso di tutto, ma
crescerà, Santo Natale a tutti voi, anche se avete le
lacrime agli occhi per la vostra sofferenza, sono vicino a voi,
Fausto.
Dal Vangelo secondo Luca (1,67-79) anno C. In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni,
fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:«Benedetto
il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide,
suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un
tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad
Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei
nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per
tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione
dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall'alto, per risplendere su
quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte, e dirigere i
nostri passi sulla via della pace».
Parola del Signore. Zaccaria comprende
che per mezzo della nascita di suo figlio Giovanni, il futuro Battista,
Dio ha visitato e redento il suo popolo, coloro che camminavano nelle
tenebre hanno una speranza nuova, fondata sulle promesse di Dio
che ormai stanno per realizzarsi. L’attesa è ormai
finita, ed è giunto il tempo della pienezza. Abbiamo mai
desiderato la salvezza in maniera profonda e piena? Allora anche noi
facciamo parte di quel popolo di umili che hanno atteso il Signore
nella fedeltà e nell’amore. Il sole della
giustizia si affaccia ancora nella Chiesa; facciamo spazio alla sua luce,
e in questo Natale faremo la vera esperienza di cosa significhi
godere della presenza del Salvatore che viene a cercarci. Ecco la novità, Dio
non si è stancato di noi, continua a venire in cerca di noi,
accogliamolo nella preghiera. Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Santo Natale e Buona giornata.
In
quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo
ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». Parola del Signore. La gioia, dicevamo domenica scorsa, è nella quotidianità vissuta alla
presenza di un Dio che si è fatto vicino, è la possibilità di vivere (e sopravvivere) al natale—melassa che sta in agguato. È il motivo dominante della mia riflessione, quest’anno, nella consapevolezza sconcertante, tragica, che duemila e rotti anni di cristianesimo non hanno scalfito la tristezza di quanti vivono il Natale come il peggior giorno dell’anno. E tra le luci e le copertine patinate c’è la solita retorica: “È
Natale, sii felice”. Bene, grazie. Perché mai dovrei essere felice? Per quale dannato motivo devo essere felice se non ho nulla di ciò che mi serve per celebrare il Natale come appare nello spot in tivù? Molti, il ventiquattro, non faranno il cenone; per molti (troppi!)
questa festa non farà che aumentare la sofferenza, molti la passeranno da soli o con
persone che non amano o scontenti della loro piccola vita…perché cavolo dovrebbero essere felici nel vedere ciò che essi non possiedono. Il natale tarocco propone tutti questi valori; pace del cuore, gioia,
serenità, bontà; ma non spiega come ottenerli, si limita a venderli. Dice: “Se fai così, se ti adegui a questo standard sarai felice”. Natale vero dice quasi la stessa cosa. Ricordate cosa diceva Paolo domenica scorsa? “Tu sei la gioia di Dio”. Oggi, a pochi giorni dal Natale, torna lo stesso tema, se possibile
ancora più intenso. Leggiamo l’incontro fra le due donne nel Vangelo; è tutto un sussulto, un complimento, Giovanni Battista che riconosce il Messia dal grembo e scalcia; Elisabetta, anziana donna che vede imprevedibilmente realizzato il suo sospirato sogno di maternità, fa i complimenti alla piccola Maria. Maria, ancora scossa da quanto le è successo, comincia a ballare e a fare i complimenti a Dio che la salva. Si sente la tensione, lo stupore, l’inaudito che si realizza. È vero allora, Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, il Dio
d’Israele è qui. Non sono solo le promesse del vecchio rabbino di Nazareth che
sospirava, ogni sabato in sinagoga, seguendo con il dito la vecchia pergamena del
rotolo di Isaia. È vero , è tutto vero, Dio viene finalmente. E le due donne urlano, cantano, danzano e piangono nell’assolato cortile di casa della vecchia Elisabetta. E quello splendido pancione col bimbo che scalcia è la presenza del profeta che indica il Messia. E tutto accade, accade come il più inatteso e improbabile dei sogni che
si realizza, come se la storia, la vita e l’universo danzassero nel
vedere queste donne cantare l’assoluta follia di Dio. E questo scatena la gioia, contagia e stupisce…! Stupisce soprattutto vedere Maria ed Elisabetta, che non si aspettavano
di essere le prescelte, loro così decisamente fuori dai canoni
dell’altronatale. Povere entrambe, nate in un tempo senza cellulari e vacanze, senza possibilità di finire sulle copertine dei rotocalchi, senza superstipendi da manager, Maria ed Elisabetta rappresentano l’assoluta mediocrità, la totale normalità, proprio quella che noi
rifiutiamo continuamente cercando di uscire dal pantano dell’anonimato. Ecco, questa sì che è una buona notizia; possiamo essere felici anche se poveri e sfortunati, possiamo realizzare la nostra vita anche se abitiamo in un paese arido e senza poesia, possiamo essere ricolmi più di un re perché ascoltiamo la Parola che Dio ci vuole dare. Dio viene per colmare il nostro cuore; questa è una buona notizia. Se vi dicessi; hai una vita riuscita, un lavoro che ti realizza e che
ti dà vagonate di soldi, una casa da sogno, una splendida moglie, figli educati e
sensibili, il salone di casa con l’albero addobbato le luci e il clima di festa
giusto, perciò sii felice, cosa vi direi di straordinario? Che buona notizia sarebbe? Un Dio che dona pace elle persone già felici, che buona notizia è? La notizia inaudita è proprio che la felicità è altrove, è la salvezza di un Dio che ci ama talmente da consegnarsi, come un neonato, è una felicità accessibile anche al povero, anzi forse più ancora al povero perché più disposto, più accogliente. La buona notizia è che Dio è accessibile, è semplice, è diverso. Diverso dalle nostre paure, diverso dai fantasmi che ci perseguitano. E Maria ed Elisabetta ora lo sanno e cantano, dicono, raccontano. Raccontano l’opera di Dio, la leggono scolpita nella storia degli
uomini, la rintracciano nelle pieghe della fedeltà di un popolo di
salvati—Israele—cui noi e l’umanità dobbiamo moltissimo. La loro gioia dilaga perché ora vedono chiaro, luminoso, evidente, da
mozzafiato il pensiero di Dio disegnarsi nella loro piccola storia, usarle e
coinvolgerle. La gioia è la dimensione essenziale del Natale. La gioia del sentirsi ed essere veramente salvati da Dio. Siamo veramente nel cuore e nel desiderio di Dio! Un suggerimento, amici; regaliamoci, in questo Natale, dieci minuti d’orologio per fermarci e aprire lo sguardo—finalmente!—su
ciò che Dio sta compiendo nella storia, nella nostra storia. Animo amici, arrivano buone notizie! Santa Domenica, aspettando buone notizie, Fausto.
Dal Vangelo secondo Luca (1,46-55)
anno C. In quel tempo, Maria disse: « L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia ».
come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. Parola del Signore. Il canto di Maria è proprio di chi si riconosce povero di fronte a Dio, ma anche amato da Lui. In questo canto vi è una vera e propria epopea dei poveri, cioè di coloro che non contano nulla agli occhi del mondo. I poveri sono quelli che ricevono le attenzioni di Dio, il quale non guarda alla grandezza umana dei potenti o al loro prestigio, ma guarda al cuore. La Vergine è una di questi poveri; essa dà così voce a tutti i senza volto della storia e del mondo. Dio ha deciso di consacrare il ventre purissimo di Maria perché si è innamorato follemente della sua semplicità e della sua umiltà. Maria, per tutte le generazioni verrà ricordata proprio per questo, e Lei ne è consapevole. Guardiamo a Lei ed imitiamola; ci insegnerà ad essere poveri in
spirito. Ecco quello che manca a noi, l’umiltà di Maria, chiediamogli l’aiuto per imparare ad essere umili come Lei, attraverso la preghiera. Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)
anno C. In
quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo
ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». Parola del Signore. Lo straordinario e l’infinito si intrecciano con il quotidiano e la semplicità di un incontro tra parenti. Dio si insinua nelle pieghe della vita dei poveri e degli umili, come Elisabetta e Maria. Proprio in questa quotidianità, lo Spirito Santo dà all’anziana parente
di Maria la possibilità di comprendere che quel momento è ricolmo della
presenza di Dio e che ella stessa è la prima testimone del miracolo
dell’incarnazione. Dio ci visita in maniera silenziosa tante volte durante la nostra
giornata; lo sappiamo riconoscere? Certo, è molto difficile farlo, se non siamo abituati ad ascoltare la voce dello Spirito. Perché in questi giorni che ci separano dal Natale, non intensifichiamo il nostro rapporto d’amicizia con Lui? Egli stesso ci parlerà di Gesù. Non dobbiamo farci illusione, o pretese, di sentire il Signore attorno
a noi, se non facciamo un po’ di silenzio nel nostro cuore, quasi sempre
occupato da cose vane, preghiamo allora perché lo Spirito Santo ci illumini. Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)
anno C. Nel
sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth,
a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono
di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno
non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua
ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato
Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti
dicevano sterile:
nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. Parola del Signore. Maria è una ragazza come tutte e vive la vita ordinaria del suo
villaggio. Eppure su di lei si era posato lo sguardo del Signore; fin dal concepimento fu scelta per essere la madre di Gesù. Un giorno l’angelo entrò a casa sua e lei ascoltò le sue parole. Si turbò, come accadde anche a Zaccaria. La Parola di Dio, infatti, non lascia mai indifferenti quando la si
ascolta. Ma a differenza di quel sacerdote, Maria, pur cosciente della sua debolezza, dice il suo “sì” al Vangelo. Da quel giorno la storia del mondo è cambiata; sono passati più di duemila anni da quando “la Parola si è fatta carne”. Maria, con il suo “sì” è diventata la prima dei credenti, la prima che
ha accolto con il cuore la Parola di Dio, al punto che è diventata carne
della sua carne. Lei sta davanti a noi e continua ad insegnarci la via della fede. Assieme a lei anche noi possiamo dire: “Ecco la serva del Signore, avvenga a me secondo la tua parola”. Allora Maria è la porta d’ingresso per il paradiso. Mettiamoci anche noi a disposizione, diamo il nostro sì, cominciando con la preghiera. Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Luca (1,5-25)
anno C. Al
tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta.
Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore.
Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe,
secondo l'usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l'offerta dell'incenso.
Tutta l'assemblea del popolo pregava fuori nell'ora dell'incenso.
Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare
dell'incenso.
Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore.
Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai
Giovanni.
Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita,
poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande
inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre
e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio.
Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e
preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccaria disse all'angelo: «Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni».
L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio.
Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose
avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro
tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio.
Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa.
Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli
uomini». Parola del Signore. Che significato dare al silenzio a cui viene costretto Zaccaria? Egli, sicuramente non ha manifestato grande fede nella parola di Dio, per cui in qualche modo egli ha quasi ostacolato la sua volontà. Ma quel silenzio ha anche un altro significato; per capire le cose di
Dio e la loro grandezza, c’è bisogno di tacere e di farsi avvolgere dal
silenzio, che è l’amico migliore delle opere di Dio. Vogliamo capire qualcosa del Natale che stiamo per vivere? Spegniamo la televisione e la radio, spegniamo il computer, chiudiamo le orecchie ai rumori del mondo e cerchiamo di distrarci il meno
possibile; sarà quello il modo per vivere davvero un buon Natale ed evitare di
cadere, come ogni anno, nella banalità del natale tarocco; la nascita di Gesù
non è un fatto da ricreare con la magia del Natale, ma deve spingerci alla
conversione. Bene, convertiamoci al vero Natale, non perdiamo tempo, per non
ritrovarci come il povero Zaccaria, senza parola, cominciamo con la preghiera. Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Matteo
(1,18-24) anno C. Ecco
come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di
Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi.
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Parola del Signore. Notiamo come Matteo ci presenta il travaglio di Giuseppe. Egli non parla mai, segno che si tratta di un uomo fortemente abituato all’interiorità; nello stesso tempo, il suo cuore è il luogo nel quale prende forma una decisione che manifesta tutta la sua levatura umana e spirituale. Egli comprende che dietro questo piano di Dio c’è una precisa chiamata da parte del cielo nei suoi confronti. Grandi cose ha progettato il Signore per lui; ma, anzitutto, egli deve dare il suo assenso ad una situazione che ha ancorai contorni molto sfumati e poco comprensibili. L’amore per Maria da parte sua, si accresce così di grande rispetto e nello stesso tempo di fecondità; egli avrà il privilegio di sentire la voce di Cristo Bambino che lo chiamerà padre. Fantastico Giuseppe, si è fidato di Dio, e Dio lo ha premiato, facciamolo anche noi, fidiamoci di Dio, iniziando con la preghiera. Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non
ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è
con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Matteo (1,1-17) anno C. Genealogia
di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn,
Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa,
Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf,
Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia,
Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia,
Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia,
Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in
Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd,
Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe,
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato
Cristo.
La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici. Parola del Signore. Abbiamo visto quante persone fanno parte della genealogia di Gesù? Forse a noi questi nomi non dicono nulla, ma per coloro che provenivano dall’ambiente giudaico, per i quali Matteo scrive il suo vangelo, questi personaggi erano tutt’altro che sconosciuti; anzi, ad una lettura più attenta, ci accorgiamo che tra questi nomi si nascondono personaggi che non sono propriamente dei santi che possono presentare davanti a Dio una fedina penale a posto! Perché Matteo li cita come discendenti di Gesù? Il motivo è che il Cristo si incarna nella storia degli uomini, che
come sappiamo è una storia contradditoria e piena di passaggi non proprio
chiari; eppure Dio decide di condividere questa storia, per mostrare il suo
amore in Gesù. Non tutti siamo dei veri devoti e pieni di fede, ma Dio con il suo
amore guarda nel profondo del nostro cuore, e se c’e anche solo una piccola scintilla lo farà esplodere e lo riempirà d’amore, perciò preghiamo. Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non
ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è
con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.