Dal Vangelo Matteo (17,10-139 anno C.
Mentre
scendevano dal monte, i discepoli
domandarono a Gesù: «Perché dunque gli
scribi dicono che prima deve venire Elia?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.
Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno
riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto.
Così anche il Figlio dell'uomo dovrà
soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava
di Giovanni il Battista.
Parola del Signore.
Giovanni il Battista è una figura chiave per comprendere il Tempo di
Avvento.
Potremmo dire che è lui il modello del credente che attende
ed annuncia la venuta del Salvatore.
Gesù sembra dire in questo brano di non andare dietro a chissà
quali attese fantasiose, ma piuttosto di aprire bene gli occhi
per saper leggere la storia con un’ottica di fede.
Elia che doveva annunciare la venuta del Messia era già tornato, ed era
Giovanni.
Ma chi aveva avuto il coraggio di Ascoltarlo?
La sua voce diceva la verità, e per questo fu zittito per sempre.
Anche Gesù subirà lo stesso destino, senza essere riconosciuto
per quello che era veramente, cioè il Messia.
Non illudiamoci aspettando chissà quali segni,
visto che abbiamo quotidianamente Dio vicino a noi.
Lasciamo perdere tutte quelle cose che ci illudono, riconosciamo in
quel Bambinello il Signore Gesù che viene a salvarci e adoriamolo
pregando.
Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non
ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è
con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,16-19) anno
C.
In quel tempo, Gesù disse alle folle: “A chi
posso paragonare io questa generazione?
Essa è simile a quei fanciulli seduti in piazza e,
rivolti ai compagni,
gridano: Vi abbiamo suonato
il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
E' venuto Giovanni, che non mangia e non beve,
e dicono: è indemoniato.
E' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve,
e dicono: Ecco, è un mangione e un beone,
un amico di pubblicani e di peccatori.
Ma alla sapienza è stata riconosciuta giusta dalle sue opere”.
Parola del Signore.
Nemmeno Dio riesce a far contento l’uomo, il quale è così volubile
che giorno dopo giorno cambia opinione e decide di fare l’esatto
opposto di quanto deliberato il giorno prima.
Proprio per questo difetto, è impossibile che egli si renda conto della
manifestazione di Dio, perché essa rappresenta l’eterna novità del
Creatore.
Quel che è peggio, è che noi presumiamo persino di giudicare il suo
operato,
decidendo cosa è bene e cosa è male.
Gesù prende in giro questo atteggiamento dei Giudei riportando
un proverbio tipico della sua epoca, che indica come nessuno sia
riuscito a far contenti i Giudei, nemmeno il Figlio di Dio in persona.
L’Avvento è il periodo migliore per chiedere a
Dio un cuore umile e rispettoso di Lui.
Ecco il problema non siamo mai contenti del nostro essere,
noi vorremmo sempre essere diversi, accettiamoci come siamo
e ringraziamo il Signore con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non
ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è
con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,11-15) anno
C.
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
“In verità vi dico: fra i nati di donna non è
sorto uno più grande di Giovanni il Battista;
ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei
cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno
profetato fino a Giovanni.
E se volete comprendere, è lui quell'Elia che deve venire.
Chi ha orecchi ascolti!”.
Parola del Signore.
Gli Ebrei erano convinti che prima dell’avvento del Messia sarebbe
ritornato il profeta Elia, il quale avrebbe avuto la funzione di
risvegliare
l’attenzione del popolo verso la venuta ormai imminente del liberatore
di Israele.
Quello che però il popolo non aveva capito è che questa tradizione era
figura dell’avvento del Battista, l’ultimo profeta e più grande tra i
nati di donna;
egli non aveva toni trionfalistici nella sua predicazione; piuttosto
chiamava tutti ad una conversione convinta e definitiva.
Ma chi ha compreso la sua figura e le sue parole?
Allo stesso modo avverrà a Gesù; così come la folla non ha
compreso la
missione del Battista, allo stesso modo non
comprenderà quella del Messia in
persona.
Questa svista sarà la causa dell’ostinazione del popolo.
E noi riusciamo a capire il progetto di Dio attraverso il Messia,
che fra pochi giorni ormai, verrà a spiegarsi, oppure rimaniamo chiusi
nelle
nostre contraddizioni, rifiutandoci di comprendere tutto l’amore che ha
per noi?
Accogliamo l’inaudito di Dio, attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non
ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è
con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,28-30) anno
C.
In quel tempo, Gesù disse: “Venite a me, voi tutti,
che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me,
che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro
per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.
Parola del Signore.
Il giogo è un attrezzo che serve a caricare il peso
dell’aratro sulla schiena dei buoi per l’aratura.
È un oggetto pesante e scomodo, e Gesù si serve di quest’immagine
per far capire invece che il suo peso, cioè la sua legge e le sue
esigenze legate ad essa, non sono pesanti e soffocanti.
Anzi, esse sono dolci e soavi.
L’Avvento è il periodo liturgico nel quale scoprire il cuore umile
e mite di Gesù, il quale propone da camminare con Lui attraverso
l’osservanza della sua legge d’amore per vivere nella pienezza della
gioia.
Dunque, impariamo anche noi da Lui cosa significa davvero
vivere nel nascondimento e nel silenzio.
Ricordiamoci che solo a persone con queste caratteristiche Dio
ha rivelato, nella notte santa, la gloria del suo Figlio unigenito.
Coraggio, grandi lavori in vista, proviamo ad arare il nostro cuore,
molto spesso arido, e irroriamolo con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non
ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è
con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Matteo (18,12-14) anno
C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Che ve ne pare?
Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una,
non lascerà forse le novantanove sui monti,
per andare in cerca di quella perduta?
Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico,
si rallegrerà per quella più che per le
novantanove che non si erano smarrite.
Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda
neanche uno solo di questi piccoli”.
Parola del Signore.
Festa grande amici, dei pecorai, grande Dio.
In questa parabola il pastore è custode di un gregge considerevole
affidatogli dal padrone e deve rendere conto a lui di ciascuna pecora.
Per il Signore non esiste una massa anonima.
Egli conosce le pecore per nome, una per una, e ha
cura e attenzione per ciascuna di esse.
È questo l’esempio che offre il buon pastore.
In tale affermazione riecheggia tutta la tradizione testamentaria.
Il Signore, di fronte alla trascuratezza di coloro che devono
custodire il gregge, ne prende lui stesso la cura.
Per il Signore ogni pecora ha un valore assoluto; una vale come tutte
le altre.
È un grande insegnamento per le comunità cristiane di ogni tempo perché
non si perda quel clima di familiarità proprio dell’amore vero.
Lo sguardo di Dio si posa su ogni persona e di ciascuno si prende cura.
Se una pecora si allontana dalla comunità,
egli lascia le novantanove e
la va a cercare.
Ecco di che qualità deve essere l’amore che regna nella vita della
comunità
cristiana; un amore che davvero non conosce ne limiti ne misure.
Ogni discepolo deve avere la stessa cura per ciascun fratello e
ciascuna sorella.
È da un amore come questo che nasce la gioia e la festa della
fraternità.
Mi piace tantissimo questa Parabola, e questa sera mentre scrivevo
mi sono detto che, il Signore sarà contento nel vedere i nostri
pellegrinaggi,
sembrano proprio degli ovili, dove ognuno si stringe all’altro fratello
magari in difficoltà, e alla fine diventa una festa e il pastore Gesù
fa festa con noi, buon pascolo amici unendoci nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non
ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è
con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Luca (5,17-26) anno C.
Un
giorno sedeva insegnando. Sedevano là anche
farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio
della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme.
E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico,
cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui.
Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla,
salirono sul tetto e
lo calarono attraverso le tegole con il
lettuccio davanti a Gesù, nel
mezzo della stanza.
Veduta la loro fede, disse: «Uomo,
i tuoi peccati ti sono rimessi».
Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: «Chi è costui
che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio
soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose:
«Che cosa andate ragionando nei vostri cuori?
Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati,
o dire: Alzati e
cammina?
Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra
di
rimettere i peccati: io ti dico - esclamò rivolto al paralitico - alzati,
prendi il tuo
lettuccio e và a casa tua».
Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era
disteso e si avviò verso casa glorificando Dio.
Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore
dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Parola del Signore.
Il più grande regalo che Dio poteva farci è stato quello di crearci
liberi.
Ma cosa ne abbiamo fatto di questa libertà?
Spesso ce ne siamo serviti per assoggettarci a delle schiavitù pesanti
e schiaccianti.
Per questo, Gesù viene a restituirci ciò che ci ha tolto il peccato,
che è la schiavitù peggiore di tutte.
Ma questo, gli scribi e i farisei non lo comprendono; Gesù dice che Dio
ha rimesso i peccati del paralitico, ma in questo modo si arroga il
diritto
di amministrare la sua misericordia sull’umanità.
Chi capì veramente cosa aveva fatto Gesù, al di là della guarigione fisica?
Eppure noi oggi abbiamo i mezzi per comprenderlo;
Gesù verrà ancora in questo Natale
per farci capire che ai suoi occhi siamo preziosi,
e siamo stati creati per la libertà.
Ringraziamo il Signore della libertà che ci ha concesso,
viviamo quest’anno l’altro Natale, quello vero, non lo sgorbio
che ne abbiamo fatto con l’avvento del consumismo,
ma un Natale da figli di Dio, cominciando dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia
santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non
ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è
con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e
sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.
Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6) anno C.
Nell'anno
decimoquinto dell'impero
di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato
era governatore della Giudea,
Erode tetrarca della Galilea, e Filippo,
suo fratello, tetrarca dell'Iturèa e della
Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilène,
sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa,
la parola di Dio scese su Giovanni, figlio
di Zaccaria, nel deserto.
Ed egli percorse tutta la regione del Giordano,
predicando un battesimo di conversione per il
perdono dei peccati,
com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la
via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Parola del Signore.
Sopravvivere al Natale dicevamo.
Facile a dirsi, meno a farsi, travolti come siamo dalle cose che
incombono,
dalle scadenze, dal tempo che non è mai sufficiente per vivere;
ma ci è urgente, necessario e vitale, provare a vivere questo
Natale con verità, disfarci o rendere innocuo il natale tarocco
per far diventare la nostra vita una piccola Betlemme,
non per giocare al bambinello che nasce nella grotta,
ma per accendere la luce disarmante di Dio nel nostro cuore.
Lo zucchero e la melassa che hanno reso Natale insopportabile
sono, in realtà, un modo per fuggire l’orribile senso di colpa
che ha colpito l’umanità dopo avere rifiutato Dio.
Non è andata molto bene, la prima volta, con questo Dio che
è venuto in mezzo a noi e noi distratti a lamentarci della sua assenza…
Non c’è molto da festeggiare, facendo memoria del Natale, si
tratta invece, di cogliere l’ammonimento a non perderci Dio. Di nuovo.
Natale svela in modo definitivo il vero volto di Dio,
così diverso dal volto corrucciato che ci raffiguriamo, così diverso
dal Dio dell’abitudine che riempie le nostre sbiadite comunità.
Natale è Dio che, stanco di essere male interpretato,
decide di avere uno sguardo e un volto per potersi spiegare,
raccontare e ci pone dinanzi all’evidenza disarmante della sua
intimità.
Dio non è come ce lo immaginavamo, né distante né
severo né manipolabile né incomprensibile.
Dio si fa povero per amarci.
Dio viene, Lui prende l’iniziativa, a noi di accorgercene,
di esserci, di lasciarci consolare.
Natale è la consolazione di Dio agli uomini, la nascita
della speranza che Dio, almeno Lui, non si dimentica.
Non si dimentica, ci dona del tempo perché possiamo capire e cambiare.
Capire e cambiare, perché Dio ci lascia immensamente
liberi nella scelta, sempre.
Il vero volto di Dio è un Dio che interviene con discrezione,
che ci chiede di accoglierlo, di cambiare idea su di Lui e su di noi,
con calma, diventando, noi discepoli, i testimoni del suo vero volto.
La logica di Dio si manifesta nel vangelo di oggi.
Notiamo con quanta pomposità, con quanto puntiglio Luca descrive,
da storico quale è, la situazione politica del suo tempo.
È tutto un susseguirsi di titoli altisonanti: “imperatore”,
“governatore”,
“tetrarca”…e invece Dio sceglie un rozzo Giovanni nel deserto
per manifestare la sua Parola.
Non sa che farsene della potenza, dell’orgoglio delle nazioni.
È nel deserto che Giovanni si scontra con la Parola.
Nel deserto del silenzio e della spogliazione, nel deserto della
sofferenza
e della solitudine possiamo, paradossalmente, ritrovare la Parola.
L’Avvento è una Parola che scende, una Parola diversa da tutte le altre
parole.
L’iniziativa è sempre di Dio, è Lui che ci viene incontro,
è Lui che si fa trovare, è Lui che si svela.
Ma, sembra dirci Giovanni, per accogliere questa Parola che viene,
questo Dio misterioso, occorre spianare la strada, aprire
un sentiero dentro il nostro delirio quotidiano.
È Dio che prende l’iniziativa.
Basta con una fede fatta di cose da fare o non fare.
Ma occorre che questo Dio possa incontrarci.
Quanti credenti, si lamentano del fatto che Dio è lontano e assente,
salvo poi non dare nessuna opportunità a Dio per farsi incontrare!
La Scrittura è realista; Dio c’è, lavora, opera, si svela.
E l’uomo? C’è? Dov’è?
Ecco allora un programma concreto di lavori in corso;
raddrizzare i sentieri, riempire i burroni, spianare le montagne.
Raddrizzare i sentieri; un pensiero semplice, lineare, senza troppi
giri di testa.
La fede è esperienza personale che nasce nella fiducia, che diventa abbandono.
La fede va interrogata, nutrita, è leggibile e ragionevole.
Ma ad un certo punto diventa salto,
ragionevole salto tra le braccia di questo Dio.
Abbiamo bisogno di pensieri veri nella nostra vita,
di pensieri positivi e buoni per poter accogliere la luce.
Riempire i burroni delle nostre fragilità.
Tutti noi portiamo nel cuore dei crateri più o meno grandi,
più o meno insidiosi, delle fatiche più o meno superate.
Occorre stare attenti a non lasciarsi travolgere dalle
nostre fragilità o, peggio, mascherarle.
Ognuno di noi porta delle tenebre nel cuore; l’importante è che
non ci parlino, l’importante è non dar loro retta.
Spianare le montagne.
In un mondo basato sull’immagine, conta più l’apparenza della sostanza,
bene le varie palestre per curare il corpo, vanno molto di moda.
È bene anche curare il proprio modo di vestire, certo.
Ma occorre anche aprire qualche palestra di “spirit-building”,
qualche estetista del cuore e
dell’anima!
Ai grandi titoli di Erode e Ponzio Pilato e di Cesare Augusto si
contrappone la voce e la nudità dell’anticonformista Giovanni.
Erode il grande è ricordato solo grazie a quel bambino che vorrà
togliere di mezzo!
Così va la storia quando è Dio a guidarla.
Essenzialità, verità, desiderio; questi gli strumenti
per trovare un sentiero verso Dio.
E questo già ci procura gioia, l’attesa già ci scuote dentro,
ci apre lo stupore…gioia immensa per un incontro.
Allora, amici resistenti, carbonari dello spirito, discepoli del Rabbì,
su di noi piccoli, fragili e dispersi, Dio fa scendere la sua Parola.
Alziamo lo sguardo, per favore.
Animo, mano ai badili spirituali e ai picconi interiori;
c’è da fare in settimana.
Santa Domenica di Avvento, Fausto.