lunedì 21 ottobre 2013

Il Vangelo del Martedì 22 Ottobre 2013

Dal Vangelo secondo Luca (12,35-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese;
siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze,
in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico,
si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!».
Parola del Signore.
Non sappiamo quando, ma sappiamo per certo che avverrà.
Il Signore verrà a visitarci, e sarà quello il momento in cui egli rivelerà le reali
intenzioni del nostro cuore e il segreto delle nostre intenzioni più profonde.
Per questo, come si può vivere senza essere vigilanti?
Sarebbe davvero sciocco distrarsi durante un viaggio in cui è assolutamente
importante prendere la strada giusta per evitare di perdersi.
Eppure, quanti cristiani vivono in maniera distratta e superficiale,
come se fossero incapaci di comprendere che in quell’unico ed importante
viaggio si gioca il loro destino eterno?
Possiamo fare tanti errori nella nostra vita, ma non commettere quello di essere
distratti e superficiali, per non pentirci poi amaramente di tale sbaglio.
Rimaniamo svegli e vigilanti, ma soprattutto in preghiera per essere pronti
alla chiamata.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                  
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                        
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                          
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                              

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

domenica 20 ottobre 2013

Il Vangelo del Lunedì 21 Ottobre 2013

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di'
a mio fratello che divida con me l'eredità».
Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche
se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato
un raccolto abbondante.
Egli ragionava tra sé: "Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti?
Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi
e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni.
Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni;
ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!".
Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.
E quello che hai preparato, di chi sarà?". Così è di chi accumula tesori
per sé e non si arricchisce presso Dio».
Parola del Signore.
Gesù torna a mostrare quale dev’essere l’atteggiamento dei discepoli
verso i beni della terra.
Lo spunto è offerto da un uomo che chiede a Gesù di intervenire
perché il fratello divida equamente con lui l’eredità.
Ma Gesù oppone un netto rifiuto.
Non è addetto alle spartizioni.
Egli è maestro della Parola di Dio.
Interviene perciò non sull’eredità ma sul cuore degli uomini.
È nel cuore dei fratelli che si annida il problema, non nelle cose.
I cuori dei due fratelli erano appesantiti dal desiderio del denaro e soggiogati
dall’avarizia; e in questo terreno germogliano la divisione e la lotta.
Paolo scrive a Timoteo: “L’avarizia è la radice di tutti i mali”.
E Gesù lo spiega con la parabola del ricco stolto.
Quest’uomo ricco credeva che la felicità si ottenesse accumulando beni sulla terra.
Nella sua vita—è la logica dell’avaro—non c’è spazio per gli altri,
perché la vita consiste nell’accumulare beni esclusivamente per sé.
Il ricco aveva però dimenticato che nessuno è padrone della propria vita.
E la felicità non sta nel possesso dei beni ma nell’amore di Dio e dei fratelli.
Perciò chi cerca di fregare i fratelli a proprio vantaggio si allontana dall’amore
del Signore, per capirlo meglio aiutiamoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                  
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                        
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                          
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                              

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

sabato 19 ottobre 2013

Il Vangelo della 29° Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8) anno C
In quel tempo, Gesù una parabola sulla necessità di pregare sempre,
senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio
né aveva riguardo per alcuno.
In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli
diceva: "Fammi giustizia contro il mio avversario".
Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo
Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio,
le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto.
E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?
Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente.
Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Parola del Signore.
Di interrogativi Gesù ne ha posti a sufficienza nel suo ministero.
Ma quello di oggi, mozza il fiato.
Gesù, con un velo di tristezza chiede: “Quando tornerò,
ci sarà ancora fede sulla terra?”.
Non dice: “Ci sarà ancora un’organizzazione, la gente andrà a messa,
si farà l’elemosina?”.
Gesù è angosciato perché vede che, troppe volte, la nostra religione
è senza fede, la nostra preghiera è senza fede, la nostra lotta per un
mondo diverso è senza fede.
Davanti al grido della vedova importuna che chiede giustizia, simbolo
del grido dell’oppresso di tutti i tempi, la fede vacilla.
Come può Dio permettere la sofferenza, la guerra, la malattia?
Davanti agli avvenimenti che percepiamo “ingiusti”, la nostra fede vacilla, arretra.
Il dubbio, come già accennavamo tempo fa, abita il nostro cuore,
perché credere è difficile.
La sofferenza dell’innocente è e resta la più grande obiezione alla bontà di Dio;
intuiamo che sotto c’è una risposta che ci sfugge, ma non possiamo liquidare
con leggerezza il tema della sofferenza.
La sofferenza, che esiste, mette in discussione Dio, certo,
ma—il più delle volte—coinvolge ciascuno di noi.
Ci sono tante guerre in giro per il mondo, e quando ci fanno vedere i
massacri ci arrabbiamo, magari andiamo in Chiesa a fare dei tridui perché cessino;
ma scusate, Dio non può ascoltarci, perché noi non crediamo a ciò che chiediamo.
È un’operazione di facciata, di marketing spirituale e moralista.
Noi facciamo le guerre, vendendo le loro le armi, e Dio le deve fermare, bell’affare!
Al grido dell’oppresso, davanti alla violenza, davanti agli uomini che si massacrano,
gridiamo: “Dio dove sei?”.
E Dio ci risponde: “Tu dove sei?”.
Il Signore ci ha consegnato un mondo che potrebbe essere un capolavoro
di misericordia e di fraternità.
Noi lo abbiamo ridotto a un covo di malfattori, di indifferenza, di ingiustizia.
La nostra preghiera, spesso, cade nel vuoto perché, semplicemente,
non facciamo nulla perché si realizzi.
Dio fa prontamente giustizia, afferma Gesù alla fine della parabola della vedova.
Sì, mi fido, lo credo.
Stento a capire, ma mi ci metto, ci sto, lavoro, credo in un mondo in cui
la giustizia inizia dal mio cuore, per poi contagiare il mondo.
Nella lotta per la giustizia, per creare spazi e luoghi di amore solidale,
abbiamo bisogno di fede per pregare, abbiamo bisogno di costanza
per tenere le braccia alzate durante la battaglia.
Solo la preghiera autentica, profonda, incarnata, ci può sostenere
nella conversione del mondo che parte da me.
Non esiste dualismo tra vita interiore e impegno sociale; l’uno scaturisce
e approda all’altro.
Un mondo che cambia necessita di interiorità; un’interiorità che non
diventa impegno, è sterile devozione.
Mosè, che tiene le braccia alzate per far vincere il suo popolo, è l’immagino di come
la preghiera ci porti in una dimensione nuova, capace di vincere la lotta della vita.
Chiediamoci se l’insistenza della vedova è la nostra insistenza, se la sua
costanza è la nostra, quando si tratta di rendere giustizia, di dare una
testimonianza di trasparenza nel nostro modo di esercitare la giustizia.
C’è il rischio di stancarsi, per strada, c’è il rischio di lasciar cadere le braccia,
perché stanchi di pregare.
Allora, com’è successo a Mosè, i fratelli ci sono vicini per tenere le nostre
braccia alzate nella preghiera.
La dimensione comunitaria, che ancora tanto dobbiamo scoprire,
è questa volontà, questa capacità di camminare insieme, di lasciarsi
anche portare dalla preghiera della comunità.
L’Eucaristia, allora, diventa il momento in cui ci raduniamo per tenere le
braccia alzate e invocare la benedizione di Dio su di noi e sul nostro cammino.
Con verità potremo allora rispondere al Signore Gesù: “Signore, oggi,
se vorrai, troverai ancora fede sulla terra.
La mia, quella dei miei amici e della mia comunità.
Santa Domenica Fausto.  


venerdì 18 ottobre 2013

Il Vangelo del Sabato 19 Ottobre 2013

Dal Vangelo secondo Luca (12,8-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: chiunque mi
riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà
davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini,
sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo, gli sarà perdonato; ma a
chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità,
non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire,
perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».
Parola del Signore.
Ci può essere un peccato che Dio non perdona?
Sembra strano che Gesù, il quale annuncia la misericordia di Dio ed il suo
amore proprio per i peccatori, parli poi di una colpa che non possa
essere perdonata dal Padre celeste.
C’è un peccato davvero grave, che è l’ostinazione nel chiudersi alla grazia.
Si può essere i più grandi peccatori della terra, ma quando si va da Dio con il cuore
contrito, consapevoli del proprio peccato, si è ristabiliti nell’amicizia con Lui.
Il problema nasce quando ci si sente senza peccato; in quel caso, si rifiuta
il Signore come un intruso e ogni sua parola ci scivola di dosso.
Contro questo atteggiamento non c’è perdono, perché chi ne è affetto non
ne sente il bisogno; tali erano i farisei e tali possiamo essere anche noi.
Riconosciamoci peccatori davanti a Dio, e chiediamo perdono sicuri
che il Signore ci perdona, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                  
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                       
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                          
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                             

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

giovedì 17 ottobre 2013

Il Vangelo del Venerdì 18 Ottobre 2013

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-9) anno C.
In quel tempo, Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due
a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!
Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa,
né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!".
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui,
altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo
di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa.
Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà
offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio".
Parola del Signore.
L’evangelista, già all’inizio del cammino verso Gerusalemme,
nota qual è il compito dei settantadue discepoli; andare nelle città
ove Gesù stava per recarsi e preparare la gente all’incontro con Lui.
Essi non sono chiamati a restare nei luoghi abituali.
Il Signore li invia perché preparino gli uomini e le donne con la
predicazione del Vangelo per accogliere Gesù.
È bello questo accorgimento di Gesù; manda i discepoli a due a due
perché la loro prima predicazione sia l’amore vicendevole.
L’amore, infatti, è la forza dei discepoli di ieri e di oggi.
L’amore del Signore vince “i lupi” di questo mondo.
E l’insegnamento di Gesù si vede anche oggi, quando, in particolar modo
durante i pellegrinaggi, persone che neanche si conoscono, si aiutano a vicenda
e si sostengono attraverso tanti piccoli gesti d’amore, perché; perché si prega.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                   
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                       
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                          
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                              

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

mercoledì 16 ottobre 2013

Il Vangelo del Giovedì 17 Ottobre 2013

Dal Vangelo secondo Luca (11,47-54) anno C.
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri
dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi.
Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri:
essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: "Manderò loro profeti e
apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno", perché a questa
generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato
fin dall'inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa,
che fu ucciso tra l'altare e il santuario.
Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza;
voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l'avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo
ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo
in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.
Parola del Signore.
Non era possibile pensare ad un’accusa più infamante di
quella che Gesù rivolge ai farisei.
Infatti, accusandoli di essere uccisori dei profeti, il Signore va a minare
l’immagine di santità che essi hanno costruito di se stessi.
Eppure, da un punto di vista logico, il Maestro non ha torto; essi, infatti,
che si dicono così osservanti della Legge, sono figli di coloro che per primi
non avevano colto il messaggio di conversione dei profeti, e che anzi
li avevano perseguitati ed uccisi.
Ma come avviene di solito, a nessuno piace sentirsi dire la verità,
soprattutto quando essa scopre le proprie mancanze.
La reazione dei farisei non fa che confermare la loro colpevolezza; essi vogliono
eliminare Gesù, solo perché si sentono scoperti nella loro ipocrisia.
Non facciamo come i farisei, accogliamo il messaggio di Gesù e convertiamoci,
aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                   
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                       
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                           
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                             
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.


martedì 15 ottobre 2013

Il Vangelo del Mercoledì 16 Ottobre 2013

Dal Vangelo secondo Luca (11,42-46) anno C
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la
decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte
la giustizia e l'amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare,
senza trascurare quelle.
Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze.
Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la
gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo,
tu offendi anche noi».
Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini
di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».
Parola del Signore.
L’immagine che usa Gesù nei confronti dei dottori della legge è veramente dura.
Egli infatti afferma che essi passano la loro vita e sprecano il loro tempo
su cavilli scritturistici e teologici, creando degli enormi pesi per la coscienza
di coloro che vogliono seguire sinceramente Dio; però essi stessi quei
pesi non li toccano nemmeno con un dito.
È un modo per dire che nella loro vita c’è un’enorme frattura tra ciò che dicono
ed in cui credono di essere esperti, e ciò che poi fanno effettivamente.
Quante volte ci sono cristiani bravissimi a parlare e a stigmatizzare il
comportamento immorale degli altri, quando essi per primi, nella loro
condotta pratica e quotidiana, non si pongono il problema di coniugare le
parole che dicono con le loro azioni che fanno.
Guardiamoci bene allo specchio, ma ancora di più nel cuore, se ci comportiamo
da veri cristiani come ci vuole il Signore, poi aiutiamoci ad esserlo con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                   
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                       
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                           
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                             

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.