martedì 20 agosto 2013

Il Vangelo del Mercoledì 21 Agosto 2013

Dal Vangelo secondo Matteo (20,1-16) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un padrone
di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati
e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò.
Ed essi andarono.
Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro:
Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?
Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro:
Andate anche voi nella mia vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai
e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più.
Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.
Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:
Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi,
che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto.
Non hai forse convenuto con me per un denaro?
Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te.
Non posso fare delle mie cose quello che voglio?
Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».
Parola del Signore.
Non ci si deve fare illusioni; i criteri con cui Dio giudica e distribuisce i suoi
benefici sono davvero molto diversi dal nostro modo di valutare.
Perciò, se da un lato ci sentiamo anche noi disturbati dall’atteggiamento del padrone
che dà lo stesso compenso anche a coloro che hanno lavorato davvero poco,
dall’altro dobbiamo ammettere che Dio ha dei modi di comportarsi
davvero differenti dai nostri.
Anche quando sembra che il Signore non sia giusto, in realtà supera
la giustizia in favore di una mentalità fondata sull’amore.
Gesù narra questa parabola in risposta alle presunte pretese di Pietro;
seguire Gesù non è una questione di merito o di precedenza,
ma di amore e di disponibilità a compiere il suo volere.
Se tutto questo non c’è, non servono nemmeno anni ed anni
di militanza nel numero dei suoi discepoli.
Dio giudica davvero con amore, se riusciamo a fare altrettanto anche noi,
diventeremo santi ai suoi occhi, per riuscirci dobbiamo pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                  
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                        
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                           
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                             

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

lunedì 19 agosto 2013

Il Vangelo del Martedì 20 Agosto 2013

Dal Vangelo secondo Matteo (19,23-30) anno C.
In quel tempo, Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico:
difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.
Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago,
che un ricco entri nel regno dei cieli».
A queste parole i discepoli rimasero costernati
e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?».
E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile
agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato
tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?».
E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione,
quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria,
siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.
Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi
per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.
Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».
Parola del Signore.
Le parole di Gesù, per gli Apostoli dovevano sembrare sconcertanti; se i ricchi,
che secondo la mentalità ebraica erano quelli benedetti da Dio, molto difficilmente
entravano nel regno dei cieli, chi allora poteva sperare in questo dono?
Ma in realtà il Signore spiega subito che non c’è da aver paura, per il fatto
che Dio rende possibili anche le cose che non lo sono in natura.
A questo punto, Pietro si sente autorizzato a tirare le conclusioni;
i discepoli e coloro che obbediscono alla sua Parola possono stare tranquilli.
Ma il Signore ricorda loro una grande realtà; molti di coloro che ritengono
di essere primi, in realtà saranno gli ultimi.
Quindi, ciò che fa la differenza non è l’entusiasmo iniziale, ma la perseveranza finale.
Bene, Gesù ha detto una cosa giusta, non scanniamoci per i primi posti, mettiamoci
all’ultimo posto, dietro a tutti, Dio capovolgerà la fila, per riuscirci dobbiamo pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                  
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                        
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                          
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                              
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.



venerdì 9 agosto 2013

Il Vangelo del Sabato 10 Agosto 2013

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-26) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “In verità, in verità vi dico:
se il chicco di grano caduto in terra non muore,
rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà
per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo.
Se uno mi serve, il Padre lo onorerà”.
Parola del Signore.
Perché agli uomini di oggi—e di tutti i tempi—le parole del Vangelo non piacciono?
Essenzialmente perché esse ci dicono che c’è un modo di vivere opposto a quello della
mentalità comune; tale logica passa per la morte, il silenzio, la solitudine e l’abbandono.
E a chi piace sentire queste parole?
Però, se andiamo più in profondità, ci accorgiamo che queste realtà non
sono fini a se stesse; il chicco di grano deve cadere nel terreno, morire ed essere sepolto
solo perché esso porti frutto e perché tanti possano trovare nutrimento dalla sua offerta.
Quindi, non tanto la morte per se stessa, quanto perché essa è un
passaggio verso il dono totale di sé.
Nella vita dei martiri possiamo vedere espresso bene questo dinamismo; nessuno di essi
è morto inutilmente, ma il loro sangue è stato seme che ha fatto nascere nuovi cristiani.
Ringraziamo tutti i Santi per il loro dono d’amore e cerchiamo
di imitarli attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                  
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                        
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                          
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                              
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.



giovedì 8 agosto 2013

Il Vangelo del Venerdì 9 Agosto 2013

Dal Vangelo secondo Matteo (25,1-13) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è
simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo.
Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade,
ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade,
presero anche dell'olio in piccoli vasi.
Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.
A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!
Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio,
perché le nostre lampade si spengono.
Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi;
andate piuttosto dai venditori e compratevene.
Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini
che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono
a dire: Signore, signore, aprici!
Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora”.
Parola del Signore.
Il punto discriminante della parabola sembra essere la mancanza
dell’olio per tenere accese le lampade.
È evidente il contrasto tra i due gruppi di ragazze, le quali pur muovendosi
insieme per andare incontro allo sposo che stava arrivando, alla fine
si trovano divise; le sagge sono ammesse alla festa di nozze perché
sono “pronte”, le stolte escluse perché in ritardo.
Il Vangelo sembra suggerire che non basta essere fra quelli che vanno
incontro al Signore e lo attendono.
Il punto critico è la continuità del rapporto con il Signore; è la fiducia che
ognuno pone nella Parola di Dio.
L’olio che alimenta la luce della nostra vita è proprio questa fiducia.
Non basta dire: “Signore, Signore, aprici!”.
Gesù aveva già detto: “Non chiunque mi dice; Signore, Signore, entrerà nel regno
dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21).
E aveva aggiunto che è stolto chi costruisce la propria casa sulla sabbia,
mentre è davvero saggio chi la costruisce sulla roccia del Vangelo.
Neppure si deve pensare egoista la risposta delle cinque ragazze sagge
(a chi non appare urtante?) alle altre che chiedevano olio in prestito.
Non siamo in una logica fiscale; la parabola vuole rimarcare la responsabilità
personale di ognuno; non può essere sostituita con un prestito o una delega.
Quell’olio, ch’è la fedeltà all’amore, non può essere prestato; è assolutamente personale.
La conclusione della parabola è un invito alla vigilanza, ossia ascoltare
ogni giorno il Vangelo e metterlo in pratica.
Questo è saper vivere, e allora, iniziamo subito ad essere vigili con una bella dose di
olio di riserva, perciò per meditare bene il Vangelo aiutiamoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                  
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                        
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                          
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                             
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.


mercoledì 7 agosto 2013

Il Vangelo del Giovedì 8 Agosto 2013

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-23) anno C.
In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo,
chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne
né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa
e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà
legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare
a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti
e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.
Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi,
Signore; questo non ti accadrà mai».
Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo,
perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Parola del Signore.
Il comportamento di Pietro è senza dubbio molto contradditorio.
Da un lato egli si apre alla rivelazione della reale identità di Gesù,
ma dall’altro egli non sembra in grado di cogliere la portata salvifica
della missione del Messia, che deve donare la sua vita per tutti.
È questo il motivo per cui Gesù lo redarguisce con forza.
Ciò che il Messia vuole ottenere da lui è una comprensione
più profonda del mistero della sua passione e morte.
Abbiamo visto come Pietro, in fondo, è l’esatta immagine delle contraddizioni
da cui anche noi siamo caratterizzati?
Anche noi, infatti, siamo capaci di aprirci alla comprensione dei misteri di Dio;
ma appena si parla di croce e di sofferenza, subito ci scandalizziamo
e cerchiamo di rifiutare questa realtà.
Dio propone anche a noi una comprensione più profonda del mistero di Gesù.
Amiamo la croce ed abbracciamola come ha fatto Gesù, lì troveremo la gloria,
non è facile, ma con la preghiera ci riusciremo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                   
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                        
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                           
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                             
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata


domenica 4 agosto 2013

Il Vangelo del Lunedì 5 Agosto 2013

Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21) anno C.
In quel tempo, avendo udito (della morte di Giovanni Battista),
Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto.
Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.
Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione
per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed
è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare».
Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare».
Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!».
Ed egli disse: «Portatemeli qua».
E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e,
alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede
ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.
Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati.
Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini,
senza contare le donne e i bambini.
Parola del Signore.
La cosa che più stupisce nel comportamento di Gesù è la sua estrema praticità.
Egli si rende conto non solo della fame spirituale della gente, ma anche della
fame di una folla di persone che già da diverso tempo non mangiavano.
Quindi, il messaggio è chiaro; il Signore non fa come tanti,
i quali annunciano una improbabile felicità ultraterrena, tanto
astratta quanto staccata dai reali problemi delle persone.
Egli si preoccupa di ciascuno di noi così come siamo, con le nostre
necessità e le nostre difficoltà.
Però, nello stesso tempo il Maestro ci fa capire che, al di là della
risoluzione immediata dei problemi, Egli vuole che noi ricordiamo
soprattutto che Egli si prende sempre cura di noi.
La compassione e la misericordia del Signore verso le folle è la stessa
che Egli usa nei nostri confronti in ogni istante della nostra giornata.
Non dobbiamo mai preoccuparci, se seguiamo il Maestro, Lui si prederà cura
di noi in ogni istante della nostra vita, intanto aiutiamoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come                                                   
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,                                                        
ma liberaci dal male. Amen.                                                                                                                           
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.                                                                                             

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata

sabato 3 agosto 2013

Il Vangelo della 18° Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21) anno C.
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio
fratello che divida con me l’eredità».
Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se
uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva
dato un raccolto abbondante.
Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti?
Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi
e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni.
Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni;
ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”.
Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.
E quello che hai preparato, di chi sarà?”.
Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
Parola del Signore.
No, non c’è bisogno di tirare in ballo Dio per dividere l’eredità.
La scena annotata da Luca ci introduce allo spinoso tema del rapporto
con i beni della terra, una specie di riflessione su Marta, dopo aver meditato
assieme a Maria il tema dell’interiorità e della preghiera.
Gesù, quindi, afferma che esiste un’autonomia delle realtà terrene, che
siamo capaci benissimo da noi a dividere equamente un’eredità,
che Dio non ci allaccia le scarpe né ci soffia il naso come si fa con i bambini
piccoli né ci risolve i problemi che riusciamo a risolvere benissimo da noi stessi.
Vero; spesso coinvolgiamo Dio in dispute che poco hanno a che fare con l’essenziale.
Il mondo ha una sua armonia, una sua logica, delle leggi che—in ultima
analisi—dipendono da Dio, ma che funzionano da sé.
Dio non si alza ogni mattina per dare un giro di manovella perché il mondo si metta in moto,
lo ha creato pieno di intelligenza e di bellezza, a noi di scoprirne le leggi naturali.
L’atteggiamento della Bibbia, a questo proposito, è adulto e maturo; riconosce
in Dio l’origine di ogni cosa, ma lascia all’uomo la capacità di gestire il creato.
Non occorre sfogliare la Scrittura per sapere cosa è bene per l’economia, la giustizia,
la pace, la solidarietà, è sufficiente ascoltare il nostro cuore, la nostra coscienza illuminata.
Liquidati i due rissosi fratelli, Gesù intuisce che colui che pone la domanda,
in realtà, se sente vittima di un’ingiustizia e, ovviamente, tenacemente
nascosto dietro le questioni di principio, c’è un problema di soldi.
Difficile parlare di soldi, tra cristiani, difficile parlare di possesso.
A parole, sempre, siamo tutti liberi e puri.
In realtà il possesso rischia di diventare un tema scottante specie,
come nel caso del racconto di oggi, quando c’è di mezzo un’eredità.
Ho visto famiglie armarsi di coltelli, dopo la morte di un congiunto,
ho visto rabbie emergere in persone insospettabili.
Armiamoci di umiltà, amici, e scrutiamo con la luce della Parola
quest’aspetto della nostra personalità.
Proviamo tutti un connaturale pudore nei confronti del denaro,
lo consideriamo qualcosa di pericoloso, di sporco, di ambiguo.
Una persona ricca è sempre guardata con sospetto e, specie nel nostro
mondo cattolico, siamo sempre in imbarazzo a parlare di denaro.
Gesù, paradossalmente, è molto libero a tal proposito; non dice che la ricchezza
è una cosa sporca.
Dice solo che è pericolosa.
Guardate al pover’uomo della parabola; un gran lavoratore, non ci viene
descritto come disonesto né come avido, anzi, fa tenerezza quella sua
preoccupazione di far fruttare bene i suoi guadagni per poi goderseli in pace.
La sua morte non è una punizione, ma un evento possibile,
sempre nell’ordine delle autonomie delle cose di cui sopra.
Chissà; forse troppo stress, troppo lavoro, troppe sigarette sono
all’origine della sua morte improvvisa, non certo l’azione di Dio.
Gesù ci ammonisce; la ricchezza promette ciò che non può mantenere,
ci illude che possedere servirà a colmare il nostro cuore.
Come domenica scorsa nel Padre nostro, Gesù ci insegna che sono
veramente poche le cose che ci servono per vivere;
il pane (cibo, affetti, lavoro, casa), il perdono, la forza nella prova.
Il nostro mondo suscita bisogni fasulli per colmare il grido di assoluto
che scaturisce dal nostro cuore e che Dio solo può colmare.
Un po’ di essenzialità, allora, ci può aiutare a ricordarci che siamo pellegrini,
che la ricchezza ci può ingannare, e che chi ha avuto dalla Provvidenza un po’
di fortuna economica è per accumulare tesori in cielo aiutando i fratelli più poveri.
Grande esame di coscienza collettivo, amici, senza inutili sensi di colpa,
ma essenzialità nel gestire le cose della terra, assoluta correttezza per chi,
nelle comunità, deve gestire il denaro a servizio dell’annuncio del Regno.
Andiamo all’essenziale, come il Signore ci chiede, lasciamo che siano
le cose importanti a guidare la nostra vita, le nostre scelte.
Non di soldi, ma di ben altre ricchezze ha bisogno il nostro cuore,
di beni immensi, di tesori infiniti.
Della tenerezza di Dio.
Santa Domenica Fausto.