venerdì 15 febbraio 2013

Il Vangelo del Sabato 16 Febbraio 2013


Dal Vangelo secondo Luca (5,27-32) anno C.
In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi
seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!».
Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa.
C'era una folla numerosa di pubblicani e d'altra gente 
seduta con loro a tavola.
I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai 
suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con
 i pubblicani e i peccatori?». 
Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati;
io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi».
Parola del Signore.
Indubbiamente certe scelte di Gesù sono umanamente molto discutibili e,
secondo una logica umana, esse vanno contro il buon senso.
Chi di noi sceglierebbe come proprio rappresentante un malvivente
o un uomo di cui si è parlato tanto, e non in positivo?
Eppure, proprio qui è il punto cruciale delle scelte di Gesù;
Egli ragiona secondo una logica divina.
Dio non ha paura di fare brutta figura stando vicino a personaggi dalla
reputazione discutibile, né si preoccupa di scandalizzare i benpensanti.
Egli è venuto a cercare ciò che era perduto, per essere medico di coloro
che nessuno avrebbe mai voluto curare.
La sua medicina migliore è la pazienza; Egli sa il potenziale di amore e di bene
che Levi può dare, per cui non si interessa affatto degli altri.
Chiediamo a Gesù che ci insegni cosa significa essere misericordioso.
Non sappiamo quando il Signore ci può chiamare, ogni momento è buono,
impariamo ad essere misericordiosi come Lui con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

giovedì 14 febbraio 2013

Il Vangelo del Venerdì 15 Febbraio 2013


Dal Vangelo secondo Matteo (9,14-15) anno C.
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni
e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo,
i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere
in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni
quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.
Parola del Signore.
Gesù afferma che quando c’è lo sposo—cioè Lui stesso—non si può
digiunare, così come non si può digiunare quando si va ad un matrimonio.
Comunque, arriverà anche per i discepoli il momento in cui essi dovranno
digiunare, e cioè avverrà quando il Maestro sarà loro sottratto.
Per noi ci sono dei momenti in cui esprimiamo la gioia per la presenza
di Gesù sposo, e dei momenti nei quali, insieme a tutto il corpo mistico
di Cristo, digiuniamo in spirito di mortificazione.
Ma per noi, il digiuno ha anche un ulteriore significato; esso ci dà il senso dell’attesa,
del compimento di qualcosa di cui, adesso, vediamo soltanto qualche accenno.
Così è per la Quaresima; noi ci uniamo al digiuno di Cristo nel deserto,
per poter poi festeggiare con Lui la festa della Risurrezione.
È il momento del nostro deserto, prepariamoci al dono che Gesù farà della
sua vita per noi, prima della Risurrezione, con il digiuno e la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.


mercoledì 13 febbraio 2013

Il Vangelo del Giovedì 14 Febbraio 2013


Dal Vangelo secondo Luca (10,1-9) anno C.
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue 
discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni 
città e luogo dove stava per recarsi. 
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi.
Pregate dunque il padrone della messe perché mandi 
operai per la sua messe.
Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi;
non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate 
nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui,
altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno,
perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che
vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro:
Si è avvicinato a voi il regno di Dio.
Parola del Signore.
L’Evangelista, già all’inizio del cammino verso Gerusalemme,
fa notare quel’è il compito affidato ai settantadue discepoli; andare nelle
città ove Gesù stava per recarsi e preparare la gente all’incontro con Lui.
Essi non sono chiamati a restare nei luoghi di sempre o a
gestire le normali abitudini, fossero anche religiose.
I discepoli sono per loro natura missionari, ossia comunicatori del Vangelo; sono infatti
inviati per preparare i cuori degli uomini e delle donne ad accogliere il Signore.
E Gesù mandò i discepoli a due a due perché la loro prima predicazione fosse
l’amore vicendevole.
L’amore, infatti, è la forza dei discepoli di ogni tempo.
L’amore del Signore vince i “lupi” di questo mondo.
Per questo i discepoli non debbono portare null’altro con sé se non,
appunto, il Vangelo e l’amore del Signore.
Con questo bagaglio, che è assieme debole e forte, possiamo
percorrere le vie del mondo, testimoniando non noi stessi, non le nostre
tradizioni, non le nostre convinzioni, ma “colui che ci ha mandati”.
E il mondo cambierà.
Abbiamo assaporato l’amore del Signore attraverso il Vangelo,
bene adesso non dobbiamo tenerlo per noi, no ci appartiene, non è esclusivamente
nostro, dobbiamo condividerlo con i fratelli trovando la forza nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

martedì 12 febbraio 2013

Il Vangelo del Mercoledì delle Ceneri 13 Febbraio 2013


Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi
dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini
per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete
ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba
davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle
strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico:
hanno gia ricevuto la loro ricompensa.
Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra
ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta;
e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano
pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze,
per essere visti dagli uomini. In verità vi dico:
hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta,
prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti,
che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano.
In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto,
perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che
è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
Parola del Signore.
Dio non sa davvero cosa farsene dei nostri propositi o delle nostre buone intenzioni.
In questa Quaresima, a Lui interessa solo una cosa di noi;il nostro cuore,
e ciò che si muove dentro di esso.
Infatti, Dio sa che tutte le decisioni e le nostre scelte autentiche
si giocano proprio lì; esteriormente possiamo imbrogliare noi stessi
e gli altri, proponendo un’immagine di noi che non corrisponde alla verità.
Ma nel cuore si manifesta davvero quello che siamo, e le nostre intenzioni profonde.
Per questo Cristo vuole guarirci proprio lì, attraverso la medicina salutare della penitenza quaresimale; Egli vuole donarci una sincera capacità di pregare, senza finzioni,
ed un vero senso del digiuno quaresimale; tutto so decide nel centro di noi stessi.
Tuffiamoci allora nel deserto della Quaresima e lasciamoci
guarire dal Signore con la medicina della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

lunedì 11 febbraio 2013

Il Vangelo del Martedì 12 Febbraio 2013


Dal Vangelo secondo Marco (7,1-13) anno C.
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei
e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano
cibo con mani immonde, cioè non lavate  i farisei infatti
e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani
fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi,
e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni,
e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature
di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame quei farisei e scribi lo
interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano 
secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». 
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio,
per osservare la vostra tradizione.
Mosè infatti disse: onora tuo padre e tua madre, e chi
maledice il padre e la madre sia messo a morte.
Voi invece andate dicendo: se uno dichiara al padre o alla madre:
è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me,
non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre,
annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi.
E di cose simili ne fate molte».
Parola del Signore.
Ci sono tanti tipi di ipocrisia, ma tra tutte quella religiosa
è davvero la più antipatica ed insopportabile.
Infatti essa si serve di Dio per coprire degli atteggiamenti e delle
usanze di cui, probabilmente, egli non si interessa affatto.
Si tratta, in altri termini, di coprire con una facciata di religiosità
i propri interessi egoistici e sporchi.
Così si comportano i farisei al tempo di Gesù; essi avevano creato un intero
sistema di legislazione che appoggiava questo tipo di rapporto falso con Dio.
Per questo, Gesù si scaglia indignato contro questo modo di fare;
il rapporto con Dio è ben altro, e non bastano alcune regolette culturali o,
peggio, qualche squallido imbroglio, per essere a posto con Lui.
Facciamo attenzione a non compiere il loro stesso errore.
Siamo onesti sempre, non approfittiamo del Signore per vendere delle
falsità o del fumo, perché ne pagheremo le conseguenze attraverso l’ira di Gesù
come i farisei, facciamo sempre e solo la volontà del Signore aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

domenica 10 febbraio 2013

Il Vangelo del Lunedì 11 Febbraio 2013


Dal Vangelo secondo Marco (6,53-56) anno C.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata
fino a terra, giunsero a Genèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente lo riconobbe, e accorrendo da tutta
quella regione cominciarono a portargli sui lettucci quelli che
stavano male, dovunque udivano che si trovasse.
E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano
i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno
la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano.
Parola del Signore.
Alla gente basta toccare il lembo del mantello per sperimentare
 la forza di guarigione di Gesù.
Certo, non è ancora fede piena, ma intanto Gesù vuole dimostrare 
che essi sono segno di un messaggio più grande.
Quelle guarigioni sono simbolo di una salvezza molto più profonda, 
che non tocca solo il corpo, ma anzitutto lo spirito; il Messia è colui 
che porta la guarigione dal peccato, che è l’unica vera malattia mortale 
da cui guardarsi con attenzione.
La gente, però, non capisce e chiede una salvezza a buon mercato, immediata.
Quando Dio non ci concede certe guarigioni o non esaudisce certe 
nostre richieste, è perché vuole che noi comprendiamo che anche le malattie 
servono per comprendere più in profondità il suo amore e la sua grazia.
Accettiamo le nostre sofferenze con amore, offriamole al Signore, 
e chiediamo la grazia di riuscire a portarle, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

sabato 9 febbraio 2013

Il Vangelo della 5° Domenica del Tempo Ordinario


Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11) anno C.
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per
ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago
di Genèsaret, vide due barche ormeggiate alla sponda.
I pescatori erano scesi e lavavano le reti.
Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò
di scostarsi un poco da terra.
Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone:
«Prendi il largo e calate le reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non
abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli.
Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano.
Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù,
dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore».
Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano
insieme con lui per la pesca che avevano fatto;
così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone.
Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore.
“Eccomi, manda me!” (Isaia 6,8b); il grido di Isaia sintetizza bene
il tema della parola di Dio di oggi.
Isaia viene chiamato durante la sua preghiera nel Tempio,
assiste nel suo cuore alla manifestazione della gloria di Dio e sente
il desiderio profondo di andare dal popolo a richiamare l’alleanza.
E davanti a questo volto luminoso di Dio, Isaia sente la propria fragilità,
la stessa di Pietro, che si butta in ginocchio davanti a Gesù, dopo
il miracolo della pesca inattesa, e la stessa di Paolo che si
considera “come un aborto” rileggendo la sua chiamata.
Non pensiamo alla vocazione del prete o del religioso.
Qui parliamo della vocazione iniziale, di Dio che ci chiama
a conoscerlo, di Dio che ci vuole tra i suoi figli.
È Dio che ci chiama, non siamo noi che lo troviamo.
Paradossale, ma è proprio così, noi cerchiamo colui che ci cerca.
È una specie di gioco che coinvolge la nostra
libertà e ci spinge al vero dentro di noi.
Dio desidera incontrarci, ma noi fatichiamo, scappiamo,
siamo indifferenti e indaffarati.
La storia dell’umanità si gioca intorno a questa sorta di doppia ricerca;
Dio da una parte e l’uomo dall’altra.
Diverse sono le strade attraverso cui lasciarci raggiungere da Dio.
Per Isaia è il silenzio e la preghiera del Tempio.
Dimensione trascurata, il silenzio manca alle nostre giornate piene di rumore.
Non parliamo del silenzio angosciante e vuoto della solitudine,
ma di quello gravido e teso della preghiera.
Paolo, invece, è chiamato da Dio attraverso la testimonianza della comunità.
Notiamo; la stessa comunità che Paolo perseguita, paradossale no.
Non è così anche per noi?
Parlare di Chiesa ci fa rabbrividire, ci scoccia, ognuno è disposto
a dire ogni male della Chiesa, là dove per “Chiesa” intendiamo
una specie di struttura rigida e ostile fatta di privilegi.
Gesù parla di una comunità di fratelli che realizzano il Regno..!
Ora parliamo di Pietro, il pescatore.
Pietro trova Dio nel caos della sua vita, nel tran tran del quotidiano,
alla fine di una giornata andata storta.
Dio cerca Pietro e lo raggiunge proprio là dove meno se lo aspetta e lo convince
attraverso un gesto che Pietro riconosce benissimo; una pesca inattesa e improbabile.
Pietro reagisce un po’ scocciato all’ingerenza di questo falegname
che gli vuole insegnare il suo mestiere. Ma si fida.
Esiste un momento nella vita in cui intuiamo che Dio bussa alla nostra porta,
vediamo che ci tallona, percepiamo il rischio che si debba seguirlo.
Tutto ci dice che è illogico, nessuno pesca a mattina inoltrata.
Pietro si fida, sulla parola di Gesù si fida e torna al largo, e la sua vita cambia.
La presenza di Dio è luce e rivela la nostra tenebra, manifesta la nostra piccolezza.
Non piccolezza morale, di chi non si sente in regola.
Pietro, Paolo, Isaia vedono l’infinito e sentono la loro piccolezza,
sono abbagliati dalla luce e vedono riflessa l’ombra.
Si dicono: “Com’è possibile tanta meraviglia?” e sentono il peso della loro incredulità.
A questo siamo chiamati.
Nel silenzio della preghiera, nel quotidiano deludente, nella testimonianza
di altri cristiani, Dio ci chiama a essere figli, a essere noi, finalmente.
Paolo, Pietro, Isaia accettano la chiamata di Dio e la loro vita è trasfigurata.
Diventeranno testimoni, racconteranno Dio,
lo porteranno nel loro contesto di vita, saranno missionari.
Dio ha bisogno, oggi, di tali testimoni.
Non fanatici, attenti, ma testimoni dell’incontro.
L’uomo non crede che Dio esista né che sia buono né che sia accessibile.
Forse a noi chiede di diventare trasparenza per manifestarlo.
Magari anche noi potremmo dire: “Dio esiste, io l’ho incontrato”.
Magari; perché no!
Santa Domenica, Fausto.