domenica 23 marzo 2014

Il Vangelo del Lunedì 24 Marzo 2014

Dal Vangelo secondo Luca (4,24-30) anno A.
In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a
Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto
nella sua patria.
Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa,
quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande
carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa,
se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne.
C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo;
ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.
Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul
ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.
Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore.
Le parole di Gesù erano davvero un affronto per i suoi concittadini;
Egli li accusava di essere infedeli e duri di cuore più dei pagani.
Essi, alla resa dei conti, avevano dimostrato una capacità di ascolto e di
accoglienza della parola di Dio molto maggiore rispetto agli israeliti.
Anche gli abitanti di Nazaret confermavano quest’osservanza e non
facevano altro che rendere manifesta una situazione d’incredulità
e di testardaggine molto più grave degli stessi pagani.
I nazaretani vogliono eliminare Gesù, ma Egli li lascia a loro stessi e
alla durezza del loro cuore; un peccato che si deve cercare di evitare
il più possibile è la presunzione della salvezza.
È quell’atteggiamento superbo di chi ritiene di avere diritto a un dono che,
invece, Dio dà a chi e come vuole.
Un regalo che dobbiamo meritarcelo anche con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

sabato 22 marzo 2014

Il Vangelo della 3° Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-42) anno A.
In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar,
vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui
c'era un pozzo di Giacobbe.
Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo.
Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua.
Le dice Gesù: «Dammi da bere».
I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.
Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo,
chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».
I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi
da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo;
da dove prendi dunque quest'acqua viva?
Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo
e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete;
ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno.
Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che
zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua,
perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui».
Gli risponde la donna: «Io non ho marito».
Le dice Gesù: «Hai detto bene: "Io non ho marito".
Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito;
in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta!
I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che
è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né
a Gerusalemme adorerete il Padre.
Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo,
perché la salvezza viene dai Giudei.
Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito
e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.
Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando
egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù:«Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?».
La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente:«Venite
a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto.
Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia».
Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete».
E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?».
Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha
mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: "Ancora quattro mesi e poi
viene la mietitura"?
Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano
per la mietitura.
Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna,
perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra
vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui
non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna,
che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».
E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli
rimase là due giorni.
Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più
per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e
sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.
Cosa significa davvero avere fede in Dio?
È quello che si chiede la donna samaritana, durante il suo colloquio con Gesù.
L’acqua, evidentemente, diventa il simbolo di una ricerca interiore e di un rapporto
con il Signore che va molto al di là di quello che si poteva immaginare fino ad allora.
Adorare Dio in spirito e verità; questa espressione misteriosa,
in realtà, apre prospettive assolutamente nuove.
A Dio non servono luoghi o tempi stabiliti per poter parlare ai cuori dei suoi figli;
nel momento in cui i credenti si aprono all’azione dello Spirito che
prega in loro, egli è glorificato.
Perché non approfittiamo di questa Quaresima per rivedere la
qualità della nostra sete di Dio?
Essa deve portarci a desiderare con tutto noi stessi un rapporto
con Lui vissuto in Spirito e Verità.
Cosa aspettiamo, apriamoci allo Spirito perché entri nei nostri cuori
aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.


venerdì 21 marzo 2014

Il Vangelo del Sabato 22 Marzo 2014


Dal Vangelo secondo Luca   (15,1-3.11-32) anno A.
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani
e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie
i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli.
Il più giovane dei due disse al padre: Padre, dammi la parte
di patrimonio che mi spetta.
Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose,
partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio
vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una
grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella
regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci;
ma nessuno gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: Quanti salariati di mio padre hanno
pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo
e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi salariati.
Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione,
gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te;
non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello
e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,
perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita,
era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze;
chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
Quello gli rispose: Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare
il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.
Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.
Ma egli rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non
ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato
un capretto per far festa con i miei amici.
Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze
con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;
ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto
ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Parola del Signore.
Coloro che ascoltavano Gesù, sicuramente, saranno rimasti
sconcertati da questa parabola, per il fatto che Egli aveva
completamente rovesciato la loro concezione di Dio.
In effetti,  presentare loro un Dio che va in cerca di chi è perduto
e che fa festa a tal punto da non voler nemmeno spiegazioni quando
essi tornano a lui, era davvero qualcosa che non corrispondeva
affatto a quanto esi sapevano di Dio.
Chissà quante volte anche noi restiamo scandalizzati da quella che, 
a noi, sembra eccessiva misericordia da parte di Dio nei confronti
dei peccatori; eppure, Gesù vuole farci capire proprio questo.
La sua misericordia va ben oltre la nostra capacità di pentirci
o di chiedere scusa; Egli vuole semplicemente che noi torniamo a Lui,
al resto ci pensa Lui.
Se ci pensa Lui siamo a posto, a noi solo il compito di pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.


domenica 16 marzo 2014

Il Vangelo del Lunedì 17 Marzo 2014

Dal Vangelo secondo Luca (6,36-38) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi,
come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non
sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante
vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate,
sarà misurato a voi in cambio».
Parola del Signore.
Sapete cosa sono i giudizi temerari?
Sono quelli che si fanno basandoci solo su ciò che è in apparenza,
senza approfondire quanto diciamo e vedere se quanto
abbiamo detto è vero oppure no.
Questo tipo di giudizio, in genere, è senza appello; chi è cattivo
ai nostri occhi rimane tale per sempre.
Ma l’invito perentorio di Gesù, oggi, è proprio quello di rinunciare a condannare
le persone, anche quando ci sembra che esse sbaglino apertamente.
Lasciamo a Dio il compito di giudicare, di condannare o di assolvere;
il primo che ci guadagna, secondo il Maestro, siamo proprio noi.
Infatti, il Signore pone come criterio di giudizio del nostro comportamento
proprio il modo di giudicare che noi usiamo verso gli altri.
Quindi, meglio esser indulgenti con gli altri.
Le parole uccidono più di un coltello, impariamo a tenere la lingua
fra i denti, piuttosto di mormorare o giudicare è meglio pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

sabato 15 marzo 2014

Il Vangelo della 2° Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9) anno A.
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni
suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue
vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia,
che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: "Signore, è bello per noi essere qui!
Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia".
Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra.
Ed ecco una voce dalla nube che diceva: "Questi è il Figlio mio,
l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo".
All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.
Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: "Alzatevi e non temete".
Alzando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno
di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti".
Parola del Signore.
Gesù non vuole che gli apostoli si facciano un’idea sbagliata di quanto
hanno vissuto sul monte, per questo chiede loro il silenzio.
L’esperienza di cielo che essi hanno vissuto, sebbene per pochi istanti,
ha dato loro la consapevolezza della divinità di Gesù.
Ma se essi hanno visto tale visione celestiale, ciò è solo in quanto devono divenire forti
nella fede per il dramma della passione del Figlio di Dio, a cui presto assisteranno.
Quando il Signore ci dona delle luci o delle grazie particolari, durante la nostra
quotidianità, forse lo fa non tanto per farci insuperbire per la nostra presunta santità.
Egli lo fa per donarci forza, soprattutto quando la difficoltà o la
sofferenza busseranno alla nostra porta.
Egli ci rafforza perché possiamo portare la croce con Lui.
Accettiamo con amore la croce, Lui ci da la forza necessaria,
noi dobbiamo solo pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

venerdì 14 marzo 2014

Il Vangelo del Sabato 15 Marzo 2014

Dal Vangelo secondo Matteo (5,43-48) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Avete inteso che fu
detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico.
Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,
affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole
sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?
Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli,
che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste".
Parola del Signore.
La via del superamento proposta da Gesù è quella
di un amore sovrabbondante.
Il male non si vince con altro male, ma con il bene.
Tutto, insomma, viene capovolto; il discepolo non solo bandisce la
vendetta dal suo comportamento, ma deve porgere l’altra guancia.
Non è ovviamente una nuova regola, né tantomeno un atteggiamento masochista.
È piuttosto un nuovo modo di vivere tutto centrato sull’amore.
È l’amore che rinnova il cuore e che rende nuova la vita.
Se uno ama offre anche il mantello a chi glielo chiede ed è pronto a compiere
anche il doppio dei chilometri a chi gli domanda compagnia.
L’amore, il primo dei comandamenti, è il cuore della vita
del discepolo e della Chiesa.
Gesù giunge sino al paradosso di amare anche i nemici.
Tale sconvolgente novità Egli l’ha praticata per primo; dall’alto
della croce prega per i suoi carnefici.
Un amore così non viene da noi, nasce dall’alto.
È il Signore che ce lo dona, per questo può chiedere: “Siate perfetti
come il Padre vostro celeste”.
Amiamo amici, Dio non ci deluderà, è difficile, si riesce con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

giovedì 13 marzo 2014

Il Vangelo del Venerdì 14 Marzo 2014

Dal Vangelo secondo Matteo (5,20-26) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non
supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso
dovrà essere sottoposto al giudizio.
Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere
sottoposto al giudizio.
Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto
al sinèdrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello
ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima
a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui,
perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia,
e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché
non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!».
Parola del Signore.
Da un punto di vista, la giustizia dei farisei era ineccepibile.
Il problema era nei contenuti; essi erano fermi a un’idea di osservanza
della legge puramente esteriore.
Ma Dio, dei nostri atti esterni non sa proprio cosa farsene, se poi
ad essi non corrisponde un preciso atteggiamento interiore.
Per questo il Signore sottolinea alcune situazioni nelle quali è assolutamente
necessario vigilare su se stessi; non c’è bisogno di uccidere fisicamente
qualcuno, se lo abbiamo insultato o gli abbiamo tolto la sua dignità
con il giudizio o la maldicenza.
Siamo già passibili di pena, se abbiamo questo atteggiamento.
Allora, forse è il caso di imparare sul serio a vigilare sul proprio cuore e su
ciò che ci si muove dentro ogni giorno, perché alle azioni corrispondono le intenzioni.
Facciamo delle belle azioni verso il nostro prossimo, solo così potremo entrare
nel Regno dei Cieli, non è sempre facile ed allora aiutiamoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.