venerdì 7 dicembre 2012

Il Vangelo dell'Immacolata 8 Dicembre 2012

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38) anno C.
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato
da Dio in una città della Galilea, chiamata
Nazareth, a una vergine, promessa sposa di
un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallegrati,

o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si

domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria,

perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide

suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra

la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo

è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore,

avvenga di me quello che hai detto».
E l'angelo partì da lei.
Parola del Signore.
Per preparare sul serio il nostro cammino di Natale, per fare in modo che
Dio nasca ancora nei nostri cuori, per sopravvivere al natale tarocco,
la liturgia ci presenta alcune figure importanti nel nostro cammino di Avvento;
il Battista, Giuseppe e, oggi, Maria di Nazareth.
Maria emerge dai racconti di Luca e degli altri evangelisti come una ragazza
di grande equilibrio, con un’esperienza di vita che assomiglia alla nostra.
Adolescente cresciuta in un piccolo paese di una nazione occupata,
Maria orienta il suo percorso all’interiorità, alla spiritualità,
come molte donne in Israele, in attesa spasmodica della venuta del Messia.
Dicevamo, domenica scorsa, della necessità di svegliarci, dal grosso rischio
che corriamo di vivere un po’ “addormentati”, fuori dalla vera vita;
tutti indaffarati a trovare degli spazi per riposarci, travolti dalla vita,
dimentichiamo l’essenziale.
Anche Maria, giovane credente, si ritrova nel tran tran familiare;
lavoro (che per l’epoca era casalingo), amicizie, tempo libero…!
Ed è in questo contesto che avviene l’inaudito; a Maria viene
chiesto di diventare la porta d’ingresso di Dio nel mondo.
È accaduto, amici, anche se rischiamo di leggere il racconto di Luca
come se si trattasse di una bella favoletta edificante.
Davvero Dio ha deciso di venire a raccontarsi, a dirsi, a manifestarsi,
e ha avuto bisogno di un corpo e di una madre.
Sul serio un angelo è apparso a una ragazza quattordicenne di Nazareth
e le ha chiesto la disponibilità a ospitare nel suo acerbo seno l’Assoluto di Dio.
Facile, no?  
E se fosse successo a noi, se Dio ci avesse detto: “Senti, ho bisogno di
una mano per salvare il mondo”, cosa avremmo risposto?
Non so voi; io avrei chiesto tempo, mi sarei consultato con il mio confessore,
avrei anche fatto una visita dal medico (e se si trattasse di un’allucinazione?!),
o non ne avrei parlato con nessuno, per non essere scambiato per un pazzo furioso…!
Anche Maria tentenna, fatica; come è possibile tutto questo?
Guardiamo, amici, quest’adolescente che discute con gli angeli,
che s’informa, che chiede spiegazioni.
Guardiamo la sua fermezza, la sua grandezza interiore, la sua maturità.
Maria chiede, vuole sapere di più.
Sa che la sua vita, nel caso accettasse, cambierebbe definitivamente.
L’immagine è di un grandissimo silenzio, calato dopo l’invito dell’angelo.
Un silenzio pesante in cui tutto il creato, tutta la storia, l’intera umanità
del passato e quella del futuro guarda col fiato sospeso la piccola Maria.
E se Maria avesse detto: “Fammi riflettere”, “Ne riparliamo”, “Ripassa domani?”.
Non saremmo qui a parlare del Maestro, saremmo ancora in attesa di un Salvatore.
Maria accetta, Maria crede, Maria accoglie la follia di Dio.
(Ci voleva la follia gioiosa di un’adolescente per contenere la follia di Dio).
Si resta increduli, stupiti dalla complicità della risposta: “Eccomi”.
Quante conseguenze avrà questa disponibilità!
Che razza di radicale cambiamento porterà questo “sì” a Maria!
Accettare il disegno di Dio le porterà problemi con la sua situazione familiare,
con un fidanzato che vedrà Dio come concorrente in amore, problemi a causa
di questo bambino che dovrà essere continuamente guardato come un Mistero,
problemi col Rabbì tutto preso nell’annuncio che si dimenticherà della
propria famiglia per aprirsi a una famiglia più ampia, sofferenza nel
vedere un figlio innocente condannato a morte.
Non importa; Maria si fida, crede nel Dio dell’impossibile.
E noi siamo salvi.
Maria ci insegna a credere nel Dio dell’impossibile, a gettare il cuore oltre l’ostacolo,
a prestare la nostra vita, anche se la pensiamo piccola e inutile, all’ingegno di Dio.
Dio è così; non fa da solo, allaccia relazione con noi uomini,
vuole condividere sogni e progetti.
Dio verrà, diventerà volto, sguardo, sorriso, sarà incontrabile e donato.
E chiede a Maria ospitalità; Maria che diventerà, come la venera il popolo
cristiano: “Regina dei cieli”, porta d’ingresso di Dio nel mondo.
Anche noi possiamo diventare questa porta, anche noi possiamo farci attraversare
dalla grazia immensa del Dio che viene; ad aiutare Dio a salvare il mondo.
Diamo anche noi, come ha fatto Maria, ospitalità nel nostro cuore a Dio,
perché si realizzi la salvezza del mondo.
Santa festa dell’Immacolata a tutti da Fausto.    
 

giovedì 6 dicembre 2012

Il Vangelo del Venerdì 7 Dicembre 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (9,27-31) anno C.
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava di là,
due ciechi lo seguivano urlando: «Figlio di Davide,
abbi pietà di noi».
Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono,

e Gesù disse loro: «Credete voi che io possa fare questo?».
Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Sia fatto a voi

secondo la vostra fede».
E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì

dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!».
Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in

tutta quella regione.
Parola del Signore.
La riuscita del miracolo dipende dalla potenza
di Gesù, ma anche e soprattutto dalla fede di chi gli chiede il prodigio.
Il Signore ha provocato i due ciechi chiamandoli ad un atto
di fede personale nella sua persona.
Il resto avviene nella semplicità e quasi nell’ordinarietà;
Gesù tocca gli occhi dei malati, che riprendono così a vedere.
Il Signore non vuole che si sappia del miracolo, perche le persone non
si concentrino solo sull’esteriorità del prodigio perdendo di vista la fede.
Egli vuole far capire loro che non c’è davvero nulla
di impossibile per chi ha fede in Lui.
Dunque, niente di eclatante o miracoloso; credere in Lui vuol dire già
essere protagonisti con il Signore della salvezza operata in noi da Dio stesso.
Rafforziamo la nostra fede nella sua potenza attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come

noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.


 

mercoledì 5 dicembre 2012

Il Vangelo del Giovedì 6 Dicembre 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (7,21.24-27) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chiunque mi dice:
Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà
del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica,
è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono
su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica,
è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si
abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”.
Parola del Signore.
Sicuramente ci reputiamo intelligenti, scaltri e capaci di affrontare
le situazioni più disparate, e forse abbiamo anche ragione.
Ma c’è un’intelligenza che non dipende dal nostro saper fare o dagli
studi che abbiamo fatto; è quel tipo di sapienza che ci permette di
capire che quando mettiamo in pratica la Parola di Gesù fondiamo tutto
ciò che facciamo su una roccia che non è destinata a crollare.
Il fatto è che molto spesso capiamo fin troppo bene quello che Gesù vuole da noi;
il problema è poi avere la forza, il coraggio e la voglia di metterlo in pratica.
Gesù Cristo non verrà per i sapienti o gli intelligenti, ma per coloro che
decidono di costruire la loro esistenza sulla roccia.
L’Avvento è, dunque, un tempo nel quale rivedere su cosa
sono poggiate le nostra fondamenta.
Coraggio allora, in questo periodo facciamoci delle buone basi di fede,
se proprio non ci riuscite fate come me, io vado a Medjugorje,
la mi metterò sotto i piedi due belle rocce e me le farò dare dalla Madonna,
per essere sicuro di non crollare al primo colpo di vento,
aiutandomi con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.


martedì 4 dicembre 2012

Il Vangelo del Mercoledì 5 Dicembre 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (15,29-37) anno C.
In quel tempo, Gesù giunse presso il mare
di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò.
Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé

zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati;
li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì.
E la folla era piena di stupore nel vedere i muti

che parlavano, gli storpi raddrizzati,
gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano.
E glorificava il Dio di Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla:

ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare.
Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada».
E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti

pani da sfamare una folla così grande?».
Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?».

Risposero: «Sette, e pochi pesciolini».
Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, Gesù prese i sette

pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli,
e i discepoli li distribuivano alla folla.
Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati

portarono via sette sporte piene.
Parola del Signore.
Il racconto della seconda moltiplicazione dei pani è più sobrio del precedente.
Lo stesso miracolo sembra più contenuto; si tratta solo di quattromila
persone sfamate e le ceste avanzate sono solo sette, non dodici.
Questa volta l’iniziativa parte direttamente da Gesù.
È Lui che chiama i discepoli, confidando loro tutta la sua compassione per
la folla che lo segue.
Egli vuole che i discepoli abbiano gli stessi suoi sentimenti.
Anche noi dobbiamo continuare ad ascoltare la Parola evangelica
per apprendere l’amore e la compassione di Gesù.
I discepoli, pieni delle loro convinzioni, ancora una volta non capiscono.
Dicono a Gesù che è poco realista, che è un po’ illuso.
Essi invece ragionano con saggezza, con la testa sulle spalle.
In verità, il loro realismo—come il realismo di tutti noi—non
permette neppure di immaginare l’impossibile.
Gesù si fa portare quel poco che hanno.
Questa volta i pani sono sette. E li moltiplica.
È la seconda volta che avviene il miracolo.
Se per un certo verso continua la cecità avara dei discepoli,
per fortuna continua anche la misericordia senza limiti del Signore.
L’importante è mettere nelle sue mani quel poco che abbiamo.
Gesù lo farà fruttare sempre.
Offriamo anche noi, allora, la nostra piccola fede, nelle sue
mani diventerà grande, facciamolo anche attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come

noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

lunedì 3 dicembre 2012

Il Vangelo del Martedì 4 Dicembre 2012

Dal Vangelo secondo Luca (10,21-24) anno C.
In quello stesso istante Gesù esultò di gioia nello
Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra, che hai nascosto
queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate
ai piccoli.
Sì, Padre, perché così a te è piaciuto.
Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e

nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui
al quale il Figlio lo voglia rivelare».
E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che

vedono ciò che voi vedete.
Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete,

ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono».
Parola del Signore.
Non è raro, trovare gente che non riesce ad apprezzare l’esistenza
che conduce, l’ambiente, la città, la cultura, il paesaggio, le possibilità
di vita di cui possiamo godere.
È una tendenza più forte di noi.
Da bambini e forse anche adesso, ci sembrava sempre più buona la minestra della zia.
Da grandi al gusto uniamo il lamento, al lamento l’abitudine, all’abitudine l’ingratitudine
e in questa sequenza non sappiamo più godere delle cose semplici della vita.
Non scorgiamo più il miracolo di un giorno nuovo che comincia, la gioia di godere
della salute, la bellezza di avere forza per fare tante cose.
Quando non le avremo  più, saremo una lagna per tutti quelli che incontriamo.
È un difetto anche nella nostra società ingrassata a dismisura; non siamo mai
contenti di niente, non apprezziamo quello che abbiamo.
Gesù probabilmente nella sua predicazione si è scontrato con gente che non riusciva
a capire la grandezza di quello che stava accadendo con la sua presenza nel mondo.
Avevano aspettato per secoli un segno, un futuro diverso,
un messia e si erano stufati di attenderlo.
Quando è arrivato, non lo hanno riconosciuto.
Ma tra la folla che lo seguiva c’era gente semplice senza tante
strutture di pensiero o gabbie di abitudini.
Solo questi lo hanno capito, hanno saputo scorgere in lui la novità
di un Dio amabilissimo e vicino, di una Parola che va dritta al cuore.
Gesù ringrazia il Padre, perché ha tenuto nascoste la Parola ai sapienti, perché?
Perché erano troppo pieni di sé!
Avrebbero desiderato udire quel che voi udite e non l’udirono, conoscere la
bellezza del Vangelo e invece si sono accontentati dei talk-show o delle fiction.
Quando siamo troppo pieni di noi, perdiamo la saggezza della vita.
C’è una possibilità nel nostro mondo di poter tornare ad apprezzare
la bellezza della nostra fede?
O ci chiediamo di farci sbattezzare?
Sicuramente sì, se tendiamo la vita come un arco.
È una speranza da nutrire.
Domanda; ma dove la trovo?
Nel Vangelo che è Parola del Signore e, nella preghiera.
Cominciamo subito.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come

noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

 

domenica 2 dicembre 2012

Il Vangelo del Lunedì 3 Dicembre 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (8,5-11) anno C.
In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao,
gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:
«Signore, il mio servo giace in casa paralizzato
e soffre terribilmente».
Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò».
Ma il centurione riprese: «Signore, io non son

degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto
una parola e il mio servo sarà guarito.
Perché anch'io, che sono un subalterno,

ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo,
ed egli lo fa».
All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano:

«In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande.
Ora vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno

a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”.
Parola del Signore.
È sempre bello poter ospitare a casa nostra qualche persona,
poterla accogliere in amicizia e condivisione.
Non è purtroppo sempre così, perché talvolta si invita a casa qualcuno
per tendergli un tranello, per renderlo meno libero di fronte alle decisioni,
per raccomandarsi, per strumentalizzare o forse anche umiliare e per
creargli imbarazzo di fronte alla nostra ostinazione.
Qualcosa di simile stava sullo sfondo quando Gesù si sente fare
un’accorata richiesta da un capitano dell’esercito di occupazione romana,
un centurione: “Mi sta male un servo, gli voglio troppo bene per
vederlo scomparire dalla vita e per vedermelo soffrire tanto.
Tu lo puoi guarire.
E Gesù immediatamente lo mette alla prova.
Verrò a casa tua e lo guarirò.
Poteva essere un’ottima occasione per il capitano per farsi un nome,
Gesù stava spopolando per tutti i successi che aveva con la gente,
creava invidia nei potenti.
Averlo a casa era sicuramente meglio di una promozione.
Il centurione però si guarda addosso e vede quanto è grande la
differenza tra lui, uomo di forza e Gesù, uomo di pace, tra la sua vita di
pagano e la nostalgia di Dio che ogni gesto di Gesù innescava.
Sa stare al suo posto, ha ancora da fare tanta strada per entrare in amicizia
con Gesù ed esce in quella bellissima preghiera: “Signore non sono degno
che tu entri nella mia casa, ma dì solo una parola e il mio servo guarirà”.
Da allora, in ogni messa la si ripete sempre, forse distrattamente,
forse solo formalmente, spesso senza verità dell’essere, perché poi
andiamo a fare la comunione senza badare a quanto siamo sbagliati dentro,
solo per farci vedere e per strumentalizzare questa amicizia sincera di Gesù.
Mi piace pensare che quel centurione abbia capito di non usare Gesù peri
suoi comodi, ma di desiderarlo come speranza vera della sua vita e dei suoi figli.
E noi cosa facciamo? Impariamo da quel centurione, andiamo
a riceverlo sinceramente, ma prima prepariamoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come

noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.


 

 

sabato 1 dicembre 2012

Il Vangelo della 1° Domenica di Avvento

Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle,
e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il
fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini
moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che
dovrà accadere sulla terra.
Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una
nube con potenza e gloria grande.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo,

perché la vostra liberazione è vicina».
State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni,

ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso
improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro
che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire

a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo.
Parola del Signore.
Missione impossibile; sopravvivere al Natale.
Ogni anno diventa più difficile questa lotta contro il natale tarocco,
l’altronatale, quello insomma, che stiamo per vivere.
Forse perché ci siamo tutti seduti (o addormentati direbbe Gesù),
forse perché i tempi sono cambiati, forse perché altri interessi (economici)
hanno prevalso; sta di fatto che il Natale che oggi iniziamo a preparare
è una fotocopia sbiadita di un capolavoro a olio; ne abbiamo perso i colori,
la profondità, la lucentezza.
Forse ho un’altra teoria, per capire questo tracollo di teologia,
questa emorragia di spiritualità; forse abbiamo creato il natale tarocco
perché quello vero ci metteva troppo in crisi, ci obbligava a conversione.
E allora giù zucchero e melassa, buoni sentimenti
e tradizioni familiari, regali e cene a ingrasso.
Tutto per non vedere.  
Per non vedere che il Natale vero non ha nulla a che fare con i buoni sentimenti,
che l’aspetto tragico dell’evento narrato con forza nei vangeli è ignorato
dalla retorica populista del nataleconituoi, eccetera…. per non vedere
questo Dio che, stanco di non essere capito, sceglie di diventare uomo per
venirsi a raccontare…per non vedere che, infine, Dio non viene accolto.
Cosa c’è da festeggiare, scusate.
La luce viene ma le tenebre non l’hanno accolta!
Natale è dramma, il dramma di un Dio presente.
E di un uomo assente.
Il Natale vero ribalta i ruoli, assegna le responsabilità.
All’uomo arrogante, eterno adolescente che si lamenta dell’assenza di Dio,
Dio risponde venendo, e lamentando l’assenza dell’uomo.
Quel bambino nella culla non solo fa tenerezza come tutti i neonati;
ma ci scuote, ci provoca e ci inquieta.
Se Egli davvero è l’Altissimo, se Egli—sul serio—è l’Infinito,
la nostra idea di Dio tracolla e ci tocca cambiare vita.
Meglio far finta di niente, allora, tirare fuori la tradizione, i presepi viventi,
i canti natalizi, la neve, i regali piuttosto che accettare la nuda verità
di un Dio che viene sulla terra e che non è accolto.
Sono tutte cose belle e sacrosante quelle nate per festeggiare la notizia
di questo Dio che viene per i poveri, nate per dare importanza alla follia
di un Dio che prende il posto dei perdenti.
Solo che oggi, la festa è esplosa, uscita dai margini, enorme,
e ci si dimentica di invitare il festeggiato.
Dio è il grande assente del natale tarocco.
In questi anni ho scoperto sulla mia pelle, costernato,
che Natale è il peggior giorno dell’anno per molta gente.
Sono gli sconfitti della storia, di solito, a patire così tanto il Natale,
a causa della patinata immagine di famiglia riunita e sorridente,
di felicità, di nostalgia che trasuda dagli schermi televisivi.
Chi non ha famiglia, o ne ha una sgradevole, chi è perdente, chi è solo, chi è nella
sofferenza, vive il Natale con un unico desiderio; che finisca il prima possibile.
Se Dio è venuto proprio per gli ultimi e abbiamo ridotto il Natale al punto che proprio
costoro lo vivono con tristezza, abbiamo, come minimo, un problema di comunicazione.
Abbiamo voglia di prepararci al Natale?
Vogliamo, sul serio, svegliarci da quest’immenso sonno
della coscienza che ci intorpidisce?
Non siamo qui a far finta che poi Gesù bambino nasce.
Dio è già nato, nella storia e tornerà nella gloria, nel cuore della notte,
come uno strampalato sposo ritardatario.
In mezzo ci siamo noi, ci sono io, ci sei tu amico.
Siamo qui per darci un mese di sveglia interiore, per far nascere (ancora e ancora) Dio in noi.
È già nato, certamente, se abbiamo deciso di ribellarci a una fede esteriore e tiepida.
È già nato, certamente, se abbiamo deciso di metterci a cercare Dio.
Quello che possiamo fare è stare svegli, non lasciarci travolgere dalla follia quotidiana
della vita, ribellarci al pensiero dominante (anche quello pseudo cattolico)
per vivere la nostra interiorità come dei cercatori di Dio.
Dai, facciamolo bene questa volta, seguiamo sul serio la provocazione della Parola.
Aspettiamo veramente Dio.
Buon cammino d’Avvento, Fausto.