giovedì 19 aprile 2012

Il Vangelo del Venerdì 20 Aprile 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,1-15) anno B.
Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea,
cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva,
vedendo i segni che faceva sugli infermi.
Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva
da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane
perché costoro abbiano da mangiare?».
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene
quello che stava per fare.
Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti
neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro:
«C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci;
ma che cos'è questo per tanta gente?».
Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo.
Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli
che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero.
E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete
i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque
pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto,
cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve
venire nel mondo!».
Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re,
si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo. Parola del Signore.

La narrazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci assume un significato
particolare alla luce della risurrezione di Gesù Cristo.
Infatti il Signore risorto dona il pane materiale in quanto segno efficace
di un altro nutrimento ben più importante e qualificato per sfamare
le moltitudini di ogni tempo ed ogni luogo.
Purtroppo però, l’uomo è sempre portato a fermarsi alla realtà immediata,
senza essere capace di compiere un salto nella fede.
La folla vuole eleggere Gesù come re solo perché ha risolto un problema contingente,
e Gesù si accorge che il suo gesto è stato frainteso.
Apriamo gli occhi, per non fare anche noi lo stesso errore.
Apriamo gli occhi, cerchiamo le cose del Signore e lasciamo le cose frivole,
per riuscirci meglio preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in
cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo
ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il
frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

mercoledì 18 aprile 2012

Il Vangelo del Giovedì 19 Aprile 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,31-36) anno B.
Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene
dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra.
Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.
Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta
la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza,
certifica che Dio è veritiero.
Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio
e dà lo Spirito senza misura.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.
Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce
al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui». Parola del Signore.

Per capire davvero il messaggio portato da Gesù, Nicodèmo è invitato a cambiare
completamente mentalità; egli deve passare da un modo di pensare secondo la terra
ed accogliere la testimonianza del Figlio che parla delle cose del cielo;
queste cose nessuno le ha mai udite.
Però, per capire e viverle, si deve credere in Gesù, che dona lo Spirito senza misura.
Ogni sforzo che compiamo nella nostra vita, deve essere rivolto a far sì che tutto ci serva ad
aprirci di più alla persona del Signore, il quale ci riempie senza limiti del suo Spirito d’amore.
Per essere riempiti dallo Spirito d’amore di Cristo, apriamoci, anzi spalanchiamo il nostro
cuore e Lui lo inonderà, per questo preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il
frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

martedì 17 aprile 2012

Il Vangelo del Mercoledì 18 Aprile 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-21) anno B.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: “Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia,
ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo,
ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato,
perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno
preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte
in Dio”. Parola del Signore.

La catechesi di Gesù a Nicodèmo si arricchisce di nuovi temi.
Anzitutto, Gesù invita il suo ascoltatore a comprendere il vero senso della presenza
del Messia in mezzo al popolo; egli non è venuto per liberare Israele da un potere politico
opprimente, ma per manifestare l’estrema bontà del Padre, che
per amore ha mandato suo figlio nel mondo.
Eppure, la lotta fra la luce e le tenebre continua senza quartiere; molti, consapevolmente,
si chiudono all’azione benefica di Gesù, luce del mondo, e preferiscono il buio e la morte.
Non chiudiamoci all’azione salvifica di Gesù e abbracciamo la luce,
per riuscirci meglio preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo
ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il
frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

lunedì 16 aprile 2012

Il Vangelo del Martedì 17 Aprile 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,7-15) anno B.
In quel tempo Gesù disse a Nicodèmo: “Non ti meravigliare
se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove
viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?
In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo
e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete
la nostra testimonianza.
Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?
Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». Parola del Signore.

Povero Nicodèmo!
Le parole di Gesù devono averlo sconvolto e toccato, visto che egli si trova completamente
disorientato di fronte alla richiesta di Gesù di dover rinascere dall’alto.
Ma cosa significa veramente?
Gesù vuole fargli capire che nonostante tutta la sapienza e la preparazione che ha,
per capire davvero i misteri di Dio e la sua persona, è necessario lasciarsi investire di una
conoscenza nuova, che è dono di Dio e che nessun maestro al mondo può dare.
Anche noi dobbiamo capirle queste cose, non solo Nicodèmo,
e per riuscirci meglio bisogna pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in
cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo
ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il
frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

domenica 15 aprile 2012

Il Vangelo del Lunedì 16 Aprile 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,1-8) anno B.
C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.
Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro
venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».
Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto,
non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio?
Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito,
non può entrare nel regno di Dio.
Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va:
così è di chiunque è nato dallo Spirito». Parola del Signore.
Nicodèmo è portato da Gesù a fare un cammino di consapevolezza che lo porti ad assumere
un modo di pensare completamente nuovo, rispetto al suo mondo religioso.
Si tratta di nascere nuovamente, di rinascere dall’alto.
Ciò non è possibile se prima non ci si lascia guidare dallo Spirito; è Lui che apre il cuore
ad una comprensione nuova del mistero di Dio.
Chiediamo continuamente a Dio il dono dello Spirito; va richiesto continuamente per fare tesoro
dei suoi lumi.
Continuiamo a chiedere aiuto allo Spirito, per comprendere meglio Dio,
facciamolo attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il
frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

sabato 14 aprile 2012

Il Patrono dei ritardatari, San Tommaso

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31) anno B.
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato,
mentre le porte del luogo dove
si trovavano i discepoli per paura dei Giudei erano chiuse, venne Gesù,
stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”.
Detto questo, mostrò loro le mani e il costato.
Si rallegrarono i discepoli, vedendo il Signore.
Poi disse di nuovo: “Pace a voi!
Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”.
Detto ciò, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo;
a chi rimettete i peccati, sono loro rimessi; a chi non li
rimettete non saranno rimessi”.
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo,
non era con loro quando venne Gesù.
Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”.
Ma egli rispose loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e
non metto il dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”.
Otto giorni dopo i suoi discepoli erano di nuovo in casa e Tommaso stava con loro.
Venne Gesù a porte chiuse, stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”.
Poi disse a Tommaso: “Metti il tuo dito qui e guarda le mie mani;
porgi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”.
Rispose Tommaso e gli disse: “Signore mio e Dio mio!”.
Gesù gli disse: “Perché mi hai visto, hai creduto?
Beati coloro che hanno creduto senza vedere!”. (Giovanni 20,19-29).

La gioia cristiana è una tristezza superata, dicevamo.
Ma non è una conquista immediata, ne semplice.
La paura, il dolore, la nostra imbecillità, gli eventi della vita,
possono ostacolare, o addirittura impedire, questa conversione.
Alla fine della guida di un gruppo di pellegrini al Santuario dell’Amore Misericordioso,
chiesi cosa avevano scoperto nella spiegazione del Crocefisso di Gesù Amore Misericordioso.
Una ragazza mi disse: “Per me, la gioia è la consapevolezza di essere amata dal
Signore con tutti i miei difetti!”.
Le apparizioni del Risorto, sono una conferma di questa intuizione.
La gioia cristiana è più scelta che emozione, più adesione che sentimento.
La pace che porta il Risorto, indica bene di cosa stiamo parlando.
C’è una differenza però, che noi bravi cristiani, quando sentiamo parlare
di pace e di fede….pensiamo al cimitero! Che tristezza!
No, la pace di cui parla il Signore risorto è la pace del cuore,
la consapevolezza di essere nella mente di Dio, la scoperta del progetto che Dio ha su di noi,
capire qual’è la ragione della mia presenza, in questa valle di lacrime.
I discepoli gioiscono nel vedere il Signore, ci dice Giovanni.
Ma c’è una storia, che tutti conosciamo, che spalanca il nostro cuore alla commozione.
È la storia di Tommaso, il più credente dei discepoli.
LETTERA A TOMMASO.
CARO TOMMASO.
Fa strano scriverti una lettera, ma ho deciso, dopo tanti anni,
di schierarmi formalmente e solennemente dalla tua parte.
Mi spiego meglio.
Ogni anno, dopo la gioia della festa di Pasqua, puntualmente ti ritroviamo col Vangelo che ti riguarda.
Giovanni ci dice che il fatto, o meglio il fattaccio, è accaduto otto giorni dopo l’apparizione di Gesù a
porte chiuse nel Cenacolo, la sera di Pasqua.
Ora; sono stufo di vederti descritto come un incredulo.
Su di te abbiamo addirittura composto un proverbio: “Tommaso, che non ci crede se non ci mette il naso” e,
così sei arrivato fino a noi con la falsa nomina di incredulo.
È il nostro consueto modo di leggere il Vangelo, col cervello in stand-by,
ascoltando come se fosse una pia ed edificante favoletta, senza la voglia di approfondire
ciò che dovrebbe nutrire la nostra vita e la nostra fede.
Eppure, Tommaso, leggendo bene il racconto di Giovanni, si capisce subito che tu al Rabbì
ci avevi creduto, fin troppo, più degli altri.
D’altronde, le uniche due volte in cui si parla di te nel Vangelo,
hai dimostrato fegato ed entusiasmo.
La prima volta Gesù decise di salire a Gerusalemme, ignorando la pessima aria che tirava.
Il rischio era reale; Gesù era malvisto dal Sinedrio che già complottava per farlo arrestare;
malgrado questo, il Maestro decise di rischiare.
Tu, Tommaso, dicesti: “Andiamo a morire con Lui!” (Giovanni 11,16).
Poco dopo, quando Gesù parlò del suo destino, e chiese di essere seguito, tu gli chiedesti:
“Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”,
alche, Gesù ti rispose: “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14,5-6).
Poi, quelle maledette quarantotto ore.
Tutti voi, Tommaso, eravate impreparati, increduli o distratti.
La croce vi era piombata addosso come un treno in corsa, vi aveva spezzato l’anima, aveva travolto tutto.
Non foste capaci di fare il benché minimo gesto, nessuna reazione, solo la paura e il dolore,
la disperazione senza fine.
Incredulo tu? Andiamo!
Piuttosto credulone, con l’entusiasmo che ti contraddistingueva tra i Dodici.
Sai, Tommaso, mi sono riconosciuto molte volte in te; ti ho visto nel volto di molti fratelli
scoraggiati e delusi, dopo aver dato l’anima per un sogno, un progetto.
E ho capito che più voli in alto e più—cadendo—ti fai del male.
La croce, per te inattesa, aveva inchiodato il tuo Maestro e la tua vita, messo fine al tuo sogno.
E ti vedo—sbalordito, a bocca aperta con gli occhi sbarrati—che ascolti i tuoi compagni.
Le tue ferite sanguinano copiosamente e questi—gioiosi—ti raccontano di averlo visto vivo, risorto.
Non sai credere a quello che dicono, e soprattutto, di chi te lo dice.
Giovanni, che c’era, ha scritto solo la prima parte di ciò che hai detto, la frase durissima del:
“Non crederò” è stato delicato Giovanni; e non ha riportato le tue altri frasi,
dette con la voce rotta dalla rabbia e dalla voglia di piangere.
Ma io immagino quello che hai detto, perché da uno come te pieno di amore non
potevano che essere: “Tu Pietro? Tu Andrea?....e tu Giacomo?
Voi mi dite che Lui è vivo?
Siamo scappati tutti, come conigli; siamo stati deboli, non abbiamo creduto!
Eppure, Lui ce l’aveva detto, ci aveva avvisati.
Lo sapevamo che poteva finire così, e non gli siamo stati vicini,
non ne siamo stati capaci.
Ora, proprio voi, venite a dirmi di averlo visto, vivo?
No, non è possibile…come faccio a credervi?”.
Sai, Tommaso; hai ragione!
Incontro spesso persone come te, feriti dalla pessima testimonianza di noi discepoli,
scandalizzati dal baratro che mettiamo tra la nostra fede e la nostra vita,
increduli a causa della nostra piccolezza.
Noi, discepoli del Maestro, che invece di essere trasparenza del Risorto,
ci nascondiamo dietro ad un dito, dalla paura di farci riconoscere,
piuttosto che radiosi dalla luce che ci ha avvolti e cambiati.
Quanti ne conosco come te, Tommaso!
Brava gente, ma turbati dal nostro poco entusiasmo.
Ma—e questo è stupefacente—Giovanni ci dice che otto giorni dopo eri ancora con loro.
Non li hai mollati come a volte vedo fare, non ti sei sentito superiore o migliore.
Hai voluto condividere la tua amarezza con loro, non hai pensato di fare marcia indietro
vedendo che ormai tutto era compromesso e magari preso anche in giro dai tuoi amici.
E hai fatto benissimo; apposta per te è venuto il Maestro; vedi come ti ama!
Lo vedi, ora; è lì, apposta per te.
Ti mostra le sue piaghe, il costato. Poi sorride e ti parla.
Lo so bene, Tommaso, e scusa se facciamo dei commenti discutibili;
quella frase bellissima non è un rimprovero,
Gesù non ti sta rinfacciando la tua incredulità, macchè.
Le sue parole sono un immenso gesto d’amore.
Mostrando il palmo delle mani trafitte, ti sussurra: “Tommaso, so che hai sofferto tanto.
Guarda; anch’io ho sofferto…!”.
E ti sei arreso, finalmente.
Hai lasciato la diga del pianto rompere gli argini, ti sei lasciato travolgere dall’amore e dalla fede,
ti sei buttato in ginocchio e tu, primo tra i Dodici, hai osato dire ciò che nessuno,
prima aveva osato neppure pensare:
“Gesù è Dio!”.
Senti, Tommaso, io ti voglio un sacco di bene e ti ringrazio per la tua fede sincera.
Non credo sia un caso il fatto che il nostro comune amico Giovanni ti abbia
soprannominato “Didimo”, cioè gemello; davvero mi assomigli.
Voglio affidarti, caro mio gemello, tutti quelli che--come te—non si sono ancora arresi al Signore,
tutti quelli insomma, bastonati come te.
E anche gli scandalizzati da noi cristiani; che guardino a Cristo,
piuttosto che ai suoi fragili discepoli.
Hai abbandonato il tuo dolore, restando con la comunità, senza scandalizzarti dei tuoi limiti e
di quelli dei tuoi fratelli di ventura.
Hai superato il dolore quando, lo hai saputo condiviso dal Maestro,
quando lo hai sentito dietro alle spalle del tuo Dio.
Ciao, uomo dalla grande fede sincera.
Tommaso ha scoperto che la gioia cristiana è riconoscere nel dolore assunto da Dio
un gesto d’amore e di condivisione.
Fidandosi della comunità, Tommaso incontrerà il suo Dio e Signore.
allora facciamo come Tommaso, mettiamo le dita nelle piaghe di Cristo e,
troveremo il suo Amore e la sua Misericordia.
Santa Domenica in compagnia del nostro gemello, ciao amici, da Fausto.

venerdì 13 aprile 2012

Il Vangelo del Sabato 14 Aprile 2012

Dal Vangelo secondo Marco (16,9-15) anno B.
Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato,
apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni.
Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto.
Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.
Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano
in cammino verso la campagna.
Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche
a loro vollero credere.
Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa,
e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore,
perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.
Parola del Signore.
Due elementi fanno di questo brano evangelico una vera e propria perla; da un lato l’ostinazione
dei discepoli i quali, di fronte alle diverse testimonianze ricevute, non vogliono credere.
Su questa incredulità ostinata splende però la luce di Cristo, il quale compare davanti a loro
per dissipare ogni dubbio.
Egli li rimprovera, e poi li manda; è una ulteriore attestazione di fiducia in essi.
Nonostante la durezza del nostro cuore, il Signore non ci rinfaccia le nostre manchevolezze,
ma continua a chiamarci per collaborare con Lui.
Se vogliamo diventare collaboratori di Cristo, dobbiamo lasciarci guidare da Lui e per riuscirci
dobbiamo pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in
cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo
ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il
frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.