giovedì 8 marzo 2012

Il Vangelo del Venerdì 9 Marzo 2012

Il Signore ci dona la vita e tutto quello che ci serve per coltivarla,
noi purtroppo la facciamo nostra in un modo meschino e
quando ce ne chiede conto non lo ascoltiamo, anzi, ci da fastidio,
e lo gettiamo fuori dalla nostra esistenza.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43,45-46) anno B.
In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli
anziani del popolo: “Ascoltate un’altra parabola:
C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe,
vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò
a dei vignaioli e se ne andò.
Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.
Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono.
Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli,
visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo,
lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che
farà a quei vignaioli?”. Gli risposero: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna
ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.
E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?
Perciò io vi dico; vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.
Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di
catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta. Parola del Signore.
La vigna è uno dei simboli eloquenti per il popolo d’Israele; i profeti avevano più volte paragonato
Israele ad una vigna, piantata e curata da Dio con ogni attenzione,
ma che purtroppo aveva dato frutti acerbi.
Gesù, di fronte ai farisei gretti ed ottusi, narra tutta la storia tra Dio ed il suo popolo in
questi termini terribili; coloro che avevano ricevuto maggior affetto da Dio
si sono comportati come degli assassini.
Anche noi abbiamo ricevuto da Lui tanto amore;
dobbiamo fare attenzione a non diventare come i farisei.
Dobbiamo pregare davanti a un crocifisso per meglio comprendere la gravità
del peccato e le sue radici.
Al termine rinnovare l’impegno a vivere in grazia di Dio e a corrispondere al suo amore.
Con la sua vita, Maria ci insegna a gioire con il nostro prossimo quando è colmato di amore,
di affetto da parte degli altri.
Se oggi cogliamo questa corrente di amore, ringraziamo il Signore.
Con la preghiera sapremo farlo meglio.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come
in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

mercoledì 7 marzo 2012

Il Vangelo del Giovedì 8 Marzo 2012

Ecco il nostro problema, quando non ci sono problemi
di nessun genere, ci diamo alla pazza gioia, salvo poi,
quando la vita cambia in peggio, piangere a destra
e a manca come bambini e raccomandarci l’anima.

Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31) anno B.
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: “C’era un uomo ricco,
che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.
Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta,
coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che
cadeva dalla mensa del ricco.
Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.
Morì anche il ricco e fu sepolto.
Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere
nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e
Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso; coloro che di qui vogliono passare
da voi non possono, né di lì possono venire a noi.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli.
Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.
E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai
morti sarebbero persuasi”. Parola del Signore.
Nota un particolare; nonostante la ricchezza e il lusso, l’uomo ricco non ha né
un nome e né degli amici con cui condividere ciò che ha.
Egli è talmente egoista che non vede nulla e nessuno attorno a sé, e preferisce
chiudersi nella sua dorata solitudine e nel suo egoismo incorreggibile.
Nella vita dopo la morte, egli non fa che raccogliere il frutto del suo egoismo;
la solitudine che ha contrassegnato la sua vita gretta ed egocentrica,
sarà il suo eterno destino, che si è costruito da solo.
Come trattiamo i poveri? Hanno un nome per noi?
Negli atteggiamenti che assumiamo nella vita, siamo come Lazzaro o come il ricco?
Signore Gesù, aiutaci a vivere la nostra vita come mezzo privilegiato
per conoscerti e avere accesso alla vita eterna.
Cerchiamo di aiutare i vari “Lazzaro” che attraversano la nostra giornata;
fosse anche solo con il sorriso, l’ascolto, un piccolo aiuto.
Maria sia il nostro modello.
Sforzandoci di essere dei buoni cristiani, aiutiamo chi si trova in difficoltà,
fosse anche un nostro nemico, lo faremo più facilmente pregando.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come
in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

martedì 6 marzo 2012

Il Vangelo del Mercoledì 7 Marzo 2012

Il Signore ci mette in continuazione davanti alle nostre
responsabilità, ma noi non lo ascoltiamo, tutti presi dalla
voglia di primeggiare, di essere i primi, sempre in evidenza.

Dal Vangelo secondo Matteo (20,17-28) anno B.
In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte
i Dodici e lungo la via disse loro: “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio
dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno
a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito, flagellato e crocifisso;
ma il terzo giorno risusciterà”.
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si
prostrò per chiedergli qualcosa.
Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose: “Dì che questi miei figli siedano
uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”.
Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”.
Gli dicono: “Lo possiamo”. Ed Egli soggiunse: “Il mio calice lo berrete; però non sta
a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra,
ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio”.
Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù,
chiamatili a sé, disse: “I capi delle nazioni, voi lo sapete,
dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere.
Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi,
si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo;
appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per
servire e dare la sua vita in riscatto per molti. Parola del Signore.

Sentire Gesù che parla di persecuzione e morte è troppo duro per gli apostoli;
essi preferiscono andare dietro le loro chimere e ai loro sogni di grandezza.
Per questo due apostoli chiedono addirittura una raccomandazione a Gesù
nel nuovo Regno che Egli verrà ad instaurare, giusto per assicurarsi il futuro.
Ma Gesù è perentorio; ciò che li aspetta è una sorte simile alla sua, quando essi saranno
in grado di rendergli testimonianza con la loro stessa vita; essi devono imparare a servire.
Giacomo e Giovanni chiedono favori, Gesù promette la sofferenza.
E noi, cosa chiediamo a Gesù nella preghiera?
Come accogliamo la sofferenza e il dolore nella nostra vita?
Vogliamo allora, come Maria, accompagnare Gesù lungo il cammino
verso Gerusalemme, con la preghiera.
Vogliamo consolarlo con la nostra presenza, la nostra amicizia, la nostra volontà
di partecipare, nel nostro piccolo, alla sua passione e morte per la salvezza del mondo.
Non perdiamo tempo inutile, cominciamo a pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li
rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

lunedì 5 marzo 2012

Il Vangelo del Martedì 6 Marzo 2012

Al giorno d’oggi purtroppo, cerchiamo in tutti i modi
di fare delle cose talvolta anche a rischio della vita,
nostra e degli altri, per metterci in mostra, per metterci
in evidenza, solo per essere qualcuno agli occhi della gente.

Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12) anno B.
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli
dicendo: Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.
Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro
opere, perché dicono e non fanno.
Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della
gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini;
allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti,
i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche
sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro
e voi siete tutti fratelli.
E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre
vostro, quello del cielo.
E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi
si abbasserà sarà innalzato. Parola del Signore.
Gli uomini, purtroppo, sono sempre attratti dalle cose esteriori,
a scapito di ciò che è autentico e degno di attenzione.
Questo atteggiamento è presente anche in ambito religioso;
Gesù indica ai suoi discepoli un modo di fare tipico del suo tempo, quello dei farisei.
La loro dottrina è buona e degna di essere ascoltata.
Ciò che invece non va è il loro modo di fare.
Proviamo a rivedere, in Quaresima, la nostra fede, per cercare di viverla
in maniera autentica e senza finzioni, come invece facevano i farisei.
Rivediamo la nostra vita una buona volta, cerchiamo di capire se il nostro
cammino di fede è in linea con quello di Gesù o se ci siamo adornati
di fronzoli per essere adulati, per riuscire a capirlo serve pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li
rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.


domenica 4 marzo 2012

Il Vangelo del Lunedì 5 Marzo 2012

Purtroppo siamo sempre pronti a giudicare,
ancora prima di conoscere le cose, pronti a
puntare il dito sempre e comunque,
un colpevole deve per forza esserci.

Dal Vangelo secondo Luca (6,36-38) anno B.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e
non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato;
date e vi sarà dato; una buona misura,
pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate,
sarà misurato a voi in cambio. Parola del Signore.

Il giudizio è una cosa inevitabile, e fa parte della nostra vita; il raziocinio di cui il Signore
ci ha fornito ci porta naturalmente a giudicare.
Dunque, quello che Dio vuole non è tanto che non giudichiamo,
quanto che non giudichiamo con durezza.
La misericordia è il miglior criterio con il quale valutare, se non altro perché conviene
anzitutto a noi; sarà la stessa misericordia che Dio userà a noi quando ci troveremo
davanti a Lui, e non ci sarà sembrata troppa quella che abbiamo usato agli altri.
E allora, la misericordia e il perdono, devono essere il distintivo dei figli di Dio.
Quando la tentazione del rancore si affaccerà alla porta del nostro cuore,
rivolgiamo il pensiero a Maria chiedendoci come Lei avrebbe pensato e agito.
Allora, per mettere in pratica da parte nostra la stessa misericordia e perdono di Dio,
ci può aiutare la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo
ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

sabato 3 marzo 2012

Il Vangelo della 2° Domenica di Quaresima

Gesù è come il lavandaio, siamo talmente sporchi
che ha dovuto scendere sulla terra per lavarci tutti
dalla testa ai piedi, bella storia oggi, sembra di stare
in una casa dove sono in atto le pulizie di primavera.

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10) anno B.
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto,
in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti,
bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.
E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù.
Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui;
facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia!» .
Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.
Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube:
«Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!» .
E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto,
se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti.
Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Parola del Signore.
Storie di lavandai.
La mente, va al Tabor, il monte della bellezza di Dio.
Quando ero giovane e sentivo questo brano del Vangelo, ero convinto che tutti i cristiani
conoscessero la bellezza di Dio e che fosse la bellezza a spingerli a credere. Beata stupidità.
Crescendo, ed approfondendo la mia conoscenza della fede, mi sono accorto,
invece, che la stragrande maggioranza dei cristiani non trovi nulla di bello nella fede.
Molti la trovano giusta, o doverosa, o necessaria ma bella no.
Anzi, le leggende metropolitane (dure a morire) ci fanno credere che, al contrario,
è proprio la trasgressione a essere bella. Beata stupidità.
No, non credo che una religione così complessa come il cristianesimo avrebbe attraversato
duemila anni di vicissitudini basandosi sul senso di colpa e sul senso del dovere.
Non credo che dodici paurosi pescatori e peccatori di un buco di paese occupato avrebbero
potuto scavalcare lo steccato d’Israele per giungere fino a noi.
Forse abbiamo smarrito il Tabor, prendendoci troppo sul serio.
Lo so, Dio solo sa quanto, che ci sono persone che nascono e muoiono in Quaresima.
Lo so che ci sono periodi nella vita sanguinanti in cui tutto sembra perso e Dio assente o crudele.
Lo so. Ma mi rifiuto di credere che tutti i cristiani siano sempre in croce e
che rimandino la gioia a un ipotetico aldilà.
La Chiesa, briccona, nella quaresimale c’invita a non prenderci troppo sul serio.
Se entriamo nel deserto, è per salire sul Tabor, non per indossare la maschera seriosa del penitente.
Pietro e gli altri sono esterrefatti da quanto accade; Gesù maestro, profeta affascinante,
si rivela per quello che è; ed è un’esperienza travolgente, di bellezza sconfinata.
Gli apostoli, inaspettatamente, si ritrovano a contemplare Gesù di Nazareth che si rivela
loro nella sua forma più autentica di Figlio di Dio, quasi un’anticipazione della risurrezione che,
forse, nell’intento del Signore, serve a dare agli ignari apostoli quel po’ di coraggio necessario
per affrontare il grande scandalo della croce.
Alla fine della trasfigurazione gli apostoli non vedono che “Gesù solo”.
Quando raggiungiamo, attraverso la preghiera e la contemplazione, il volto di Gesù risorto,
vivo qui e adesso, e siamo travolti, scossi e scombussolati da una tale manifestazione,
non vediamo che Gesù solo.
Solo Lui nelle nostre scelte, nei nostri fratelli, nelle nostre giornate.
La fede non è semplice adesione intellettuale, è coinvolgimento radicale, non stanca e
rispettosa osservanza di un’abitudine culturale; è esperienza misteriosa di Dio che
è altro da noi (non sentimento, non impressione, non scelta ma manifestazione).
Senza Tabor, il cristianesimo manca della sua dimensione essenziale; la bellezza di Dio.
Sapete perché credo? Perché, nella mia vita, non ho trovato nulla di più bello di Cristo.
Dovremo forse ricuperare questo aspetto nella nostra vita cristiana, e ripartire dalla bellezza.
Le nostre periferie sono orrende, orrende le città, orribili le finte—vacanze che ci sono
proposte in mezzo a finti paesaggi immacolati (guardiamo l’esperienza delle concordia),
orribili il linguaggio e le persone che ci raggiungono dal mondo della politica e dello spettacolo.
Abbiamo urgente bisogno di bellezza, della bellezza di Dio che è verità, bene e bontà.
Varrebbe la pena di recuperare il senso dello stupore e della bellezza, l’ascolto dell’interiorità
che ci porta in alto, sul monte, a fissare lo sguardo su Cristo.
Facciamo delle nostre messe dei luoghi di bellezza; il silenzio, il canto, la fede,
il luogo in cui preghiamo, può riportare un briciolo di bellezza nella nostra quotidianità.
Belli sono i gesti di gratuità e di gentilezza, di attenzione e di compassione, belli i gesti autentici
e di amore, belle le carezze e i giochi, bella la verità e la tenerezza di Dio.
Bella la vita, quando impariamo a viverla e a donarla.
Vivete una bella Domenica ed una bella settimana in Cristo.
Con affetto Fausto.

venerdì 2 marzo 2012

Il Vangelo del Sabato 3 Marzo 2012

Bella lezione di vita, ma molto difficile da imparare,
è molto difficile perdonare chi ci ha fatto del male
magari volontariamente; eppure chi è riuscito a
farlo ha trovato la pace interiore.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,43-48) anno B.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo
e odierai il tuo nemico; ma io vi dico; amate i vostri
nemici e pregate per i vostri persecutori, perché
siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra
i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?
Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?
Non fanno così anche i pagani?
Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.
Parola del Signore.
Gli uomini sono sempre molto attenti a catalogare le persone in base
ai loro meriti o demeriti, e riesce loro molto facile incasellare i
loro simili in base a presunte capacità o meno.
Ma lo stile di Dio è decisamente diverso; Egli dona a tutti la sua
misericordia e la sua protezione, anche se l’elenco delle buone
azioni non è propriamente invidiabile.
Impariamo anche noi a non giudicare nessuno,
ma piuttosto a donare a tutti il nostro cuore, senza attendere
nulla in cambio; e saremo come Dio.
Una bella lezione di stile di vita, non è facile assimilarla,
ma almeno cerchiamo di riuscirci, lo faremo meglio pregando.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.