venerdì 10 febbraio 2012

Il Vangelo del Sabato 11 Febbraio 2012

Abbiamo sempre tanta fame e Gesù stesso è
costretto a sfamarci; ma la nostra fame è soprattutto
fame della Parola del Signore, siamo sempre
a digiuno della Parola, ecco perchè dobbiamo
continuamente leggerla, perchè ci riempia il cuore.

Dal Vangelo secondo Marco (8,1-10) anno B.
In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla
e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a
sé i discepoli e disse loro: “Sento compassione per la folla; ormai da
tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.
Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino;
e alcuni di loro sono venuti da lontano”.
Gli risposero i suoi discepoli: “Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?”.
Domandò loro: “Quanti pani avete?”. Dissero: “Sette”.
Ordinò alla folla di sedersi per terra.
Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli
perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla.
Avevano anche pochi pesciolini, recitò la benedizione su di
essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati; sette sporte.
Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.
Parola del Signore.

Siamo ancora in territorio pagano e una grande folla si raduna intorno a Gesù.
È commovente l’attenzione con cui queste persone, pur
non appartenendo alla religione ebraica, ascoltano le parole di Gesù.
Egli stesso, certamente commosso per l’attenzione che pongono
nell’ascoltarlo, prende l’iniziativa perché non tornino a casa senza
mangiare.
Ancora una volta si scontra con la ragionevole grettezza dei discepoli,
i quali continuano a rispondergli che non è possibile sfamare tanta gente.
Essi credono più alla loro saggezza che alle parole di Gesù.
Eppure aveva detto loro: «Tutto è possibile a chi crede».
E seppure non ricordavano queste parole, come spesso capita
anche a noi di dimenticare il Vangelo, avrebbero però dovuto pensare
al miracolo della moltiplicazione compiuto precedentemente.
Ancora una volta è Gesù che prende l’iniziativa.
Ed è lui che prende nelle sue mani quei pani (appena sette) e li moltiplica per tutti.
È la seconda volta (la prima è stata in Galilea) che
Marco riporta la moltiplicazione dei pani.
Questa volta avviene in territorio pagano, quasi a voler dire
che il pane va moltiplicato in ogni tempo ed in ogni terra.
Quanta fatica facciamo a riconoscere le grazie del Signore,
eppure Lui in continuazione ce le dona, sta a noi riconoscerle,
lo faremo più facilmente pregando.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

giovedì 9 febbraio 2012

Il Vangelo del Venerdì 10 Febbraio 2012

Noi purtroppo, siamo sempre sordi, ciechi e muti,
tante volte per convenienza, a volte per pigrizia,
a volte per non esporsi, ma Gesù ci dice in continuazione:
“Apriti”, apriamoci una buona volta e seguiamo il Signore.

Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37) anno B.
In quel tempo, di ritorno dalla regione di Tiro,
Gesù passò per Sidone, dirigendosi verso il mare
di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
E gli condussero un sordomuto, pregandolo
di imporgli la mano.
E portandolo in disparte lontano dalla folla,
gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi
verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”.
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno.
Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”. Parola del Signore.
Questo sordomuto è un personaggio decisamente interessante sul quale è bene soffermarci per capire cosa il Signore voglia da noi.
Il contesto del brano è quello del discepolato, per cui Marco vuole dirci che quell’uomo impacciato nel parlare e sordo è il modello di ogni discepolo di Gesù.
Egli guarisce la sua sordità e la sua incapacità di parlare; dietro questo miracolo c’è in realtà la possibilità di entrare nuovamente in relazione con gli altri, e soprattutto con Dio.
Adesso l’uomo è nuovamente in grado di ascoltare la parola di salvezza di Dio.
Ogni giorno il Signore vuole guarirci dalla sordità e dalla durezza di cuore.
Ma l’abitudine, la superficialità e la distrazione che c’è nel nostro cuore rendono difficile la sua azione.
Apriamo il cuore, lasciamo che il Signore vi entri e ci guarisca, facciamolo soprattutto attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

domenica 5 febbraio 2012

Il Vangelo di Lunedì 6 Febbraio 2012.

Quando si è ammalati, vorremmo che qualcuno
con la bacchetta magica ci facesse guarire subito,
purtroppo non è così, invece qualcuno ci può guarire
subito se siamo malati nella fede, quello è Gesù con
la sua Parola, basta ascoltarla.

Dal Vangelo secondo Marco (6,53-56) anno B.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la
traversata, approdarono e presero terra a Genèsaret.
Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe, e
accorrendo da tutta quella regione cominciarono a
portargli sui lettucci gli ammalati,
dovunque udivano che si trovasse.
E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne,
ponevano gli infermi nelle piazze e lo pregavano di
potergli toccare almeno il mantello; e quanti lo toccavano guarivano. Parola del Signore.
Gesù guariva passando per le città ed i villaggi.
Gesù guarisce ancora passando per le nostre città ed i nostri paesi.
Il suo potere di guarigione non è esaurito; piuttosto ciò che è notevolmente
diminuito è la nostra fede in Lui.
Il ogni caso, dobbiamo fare attenzione anche noi ad un fatto;
guai a cercare Gesù solo per la guarigione che ne può conseguire.
Quelle guarigioni e liberazioni erano segno ed effetto di una grande,
unica ed eterna liberazione operata sulla croce.
Ma quanti hanno capito questa verità?
Per molti Gesù è rimasto un semplice taumaturgo e guaritore,
e non hanno capito il suo messaggio di salvezza.
Facciamo attenzione a che non capiti la stessa cosa anche a noi;
cerchiamo il Signore per le grazie che ci dona, e non solo per le grazie che chiediamo.
Lasciamo che sia Il Signore a donarci le grazie, non noi a chiederle,
piuttosto, impariamo a riconoscerle attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

sabato 4 febbraio 2012

Il Vangelo della Domenica 5 Febbraio 2012

La giornata del Messia.
Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39).
Il primo miracolo nel Vangelo di Marco è la
guarigione di un indemoniato che siede tra le file
dei credenti della sinagoga di Cafarnao.
Il forte, destabilizzante messaggio che Marco
vuole lanciare all’inizio del suo vangelo è l’invito
a guardare all’interno della comunità dei credenti,
per vedere se vi siano degli atteggiamenti
di fede “demoniaci”.
Demoniaca è una fede che non vuole che il
vangelo esca dalle chiese per entrare nella vita
(“Che centri con noi, Nazzareno?”),
demoniaca è una fede che vede in Dio un concorrente
(“Sei venuto per rovinarci?”).
Gesù, con la sua parola autorevole, è venuto per guarire nel profondo ciascuno di noi.
Subito dopo la guarigione dell’indemoniato, Marco sintetizza la giornata di Gesù;
è un susseguirsi di impegni, di predicazione, di guarigione, una giornata frenetica
dedicata all’annuncio del Regno e all’amore verso i fratelli, che però si tiene
insieme grazie alla preghiera notturna di Gesù.
La prima guarigione nel Vangelo di Marco è quella della suocera di Pietro, colpita dalla febbre.
Una volta guarita, si mette a servire Gesù e gli apostoli, preparando loro il pranzo.
Gesù si presenta subito come colui che libera dal dolore, dando risposta alla caustica
invocazione di Giobbe che vede la vita come un inutile sovrapporsi di sofferenze.
Molte persone, purtroppo, fanno esperienza del dolore come elemento determinante
della propria vita, arrivando alla conclusione di Giobbe e di molti altri grandi del passato;
la vita è un susseguirsi di eventi dolorosi.
Come uscirne?
Come credere nella bontà di Dio in un contesto di continua sofferenza?
Qual è il senso della vita se il dolore e la sofferenza negano questo senso?
La Parola non dona risposte semplici e i tentativi di “capire” il dolore si rivelano
sempre fallimentari, anche per i credenti.
Come Giobbe siamo chiamati a tacere di fronte all’immenso mistero del male,
sapendo che Dio condivide questo male e lo salva.
Non abbiamo bisogno di sapere le ragioni della sofferenza, abbiamo bisogno di non soffrire.
Marco dà del dolore una lettura nuova, profetica, sconcertante; il Signore Gesù
ci salva dal dolore perché possiamo metterci gli uni al servizio degli altri.
In un contesto di dolore e di fatica, spesso l’amicizia e l’affetto dei vicini
diventano sorgente di speranza.
Il senso della nostra vita, è quello d’imparare ad amare; in questo
neppure il dolore può annientarci.
Gesù porta su di sé il dolore del mondo, lo salva, lo redime, senza cancellarlo;
anche Dio fa l’esperienza del dolore.
La gente è stupita della predicazione di Gesù, ma anche della sua attività;
Egli consacra la sua vita all’amore, al dono di sé.
In tempi come i nostri, avari di gratuità, monetizzati e frenetici, ancora
stupisce l’attivismo del Nazareno che passa il suo tempo a predicare
la Parola e a porre gesti di salvezza.
Attenti, però; i miracoli di Gesù sono pochi e limitati, Gesù chiede ai guariti di tacere!
È il cosiddetto “segreto Messianico” in Marco, il fatto, cioè, che
Gesù non vuole troppa pubblicità intorno ai suoi miracoli.
Si sente, in questo, la cocente delusione di Pietro che, dopo avere
professato la messianicità di Cristo, si è trovato a rimangiarsi tutto di fronte alla Passione.
Gesù non ama l’eccessiva popolarità perché sa che nasconde un’euforia ingannevole.
Gesù preferisce il rapporto diretto, personale, schietto, che mette a nudo fatica e autenticità.
Come riesce Gesù a vivere sereno in questo delirio?
La preghiera è il segreto di Gesù; è il prolungato e notturno colloquio
col Padre che gli dona la forza di farsi carico di tutta la sofferenza che
lo circonda, di affrontare le incomprensioni e le fatiche della sua vita apostolica.
Anzi, più la situazione s’ingarbuglia, più la sua fama cresce, più gli impegni
si moltiplicano e più tempo Gesù dedica a questa preziosa attività.
Purtroppo, però (o per fortuna), nulla sappiamo della sua segreta preghiera
notturna, non un manuale, non un libretto di istruzioni.
E allora naufraghiamo, un po’ smarriti, un po’ amareggiati.
Intendiamoci, amici; chi ha una bella vita di preghiera smetta di leggere, non si turbi.
Ma chi, come me, fatica a pregare, perché si perde appena inizia a recitare una formula,
abbia la pazienza di leggere.
La preghiera non è una lista di richieste a Dio, la preghiera non è uno sforzo
che ci imponiamo al fine di dirci ancora discepoli, la preghiera non è
necessariamente legata al desiderio e alle voglie.
La preghiera, ci suggerisce Gesù, è un misterioso e intimo incontro
con l’assoluto di Dio, è il silenzio che invade il cuore e ci dona la
capacità di leggere la nostra vita e la storia.
All’inizio è difficile, certo; si ha l’impressione di parlare con un muro, ci si sente ridicoli.
Bisogna insistere, con umiltà, lasciare che la parola di Dio faccia breccia nei nostri
mille pensieri, riesca a perforare la scorza dell’abitudine e allora accade.
Accade, amici, promesso.
Accade che quel brano di Vangelo ascoltato mille volte canti nel cuore
e faccia sgorgare un fiume di lacrime.
Accade di non avere parole per esprimere lo scoraggiamento e di recitare
un salmo che affiora dal profondo della memoria.
Accade di udire la parola giusta al momento giusto; in una parola, la
preghiera diventa silenziosa presenza che riempie e motiva la vita.
All’inizio è un po’ difficile e faticoso, ma non scoraggiatevi; la preghiera
ha bisogno di un luogo, di un tempo, di una parola detta e
ricevuta, di una comunità in cui celebrarla.
Di un luogo, anzitutto; perché non prendere la bella abitudine,
in casa nostra, di ritagliare un luogo di deserto; la Bibbia, una candela,
un’icona possono bastare per fare di quella mensola una piccola cattedrale.
Un tempo; cinque minuti al giorno di orologio vissuti nel silenzio,
con la parola di Dio in mano, nel momento più opportuno secondo
la nostra disponibilità, (se volete sul mio blog ogni giorno trovate il brano
del Vangelo giornaliero con un piccolo commento).
Una parola detta; la mia giornata, il mio stato d’animo, il mio “grazie”,
l’importante è che sia autentica e rivolta al Padre che sa ciò di cui ho bisogno.
Una parola ricevuta; leggendo un salmo, la Parola ascoltata alla domenica,
un brano di vangelo--breve—da leggere due o tre volte invocando lo Spirito
e concludendo—sempre!—con la preghiera insegnataci dal Maestro e con
un’invocazione alla prima dei discepoli, Maria di Nazareth.
E se possibile, magari una volta l’anno partecipare ad un pellegrinaggio
di qualche giorno, per condividere con persone magari che
non conosci i tuoi sentimenti e la preghiera.
È possibile, amici, credetemi, la preghiera può cambiare la vita,
renderla più autentica e felice.
La preghiera può scaturire dal cuore quando meno te l’aspetti,
un Padre nostro per una persona che sta male o per ringraziare
per la giornata trascorsa o alla sera per affidare a Dio la nostra famiglia.
Il segreto della vita di Gesù è il suo intimo colloquio col Padre.
Perché non imitarlo?
Coraggio, amici, lasciamoci trasportare e saremo più sereni.
Santa Domenica a tutti voi da Fausto.

venerdì 3 febbraio 2012

Il Vangelo del Sabato 4 Febbraio 2012

Il Vangelo del Sabato 4 Febbraio 2012.
Ecco come diventiamo senza la Parola del Signore,
degli sbandati senza una meta a rincorrere chi può istruirci.

Dal Vangelo secondo Marco 6,30-34 anno B.
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a
Gesù e gli riferirono tutto quello che
avevano fatto e insegnato.
Ed Egli disse loro: “Venite in disparte,
in un luogo solitario, e riposatevi un po’”.
Era infatti molta la folla che andava e veniva
e non avevano più neanche il tempo di mangiare.
Allora partirono sulla barca verso
un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono,
e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come
pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Parola del Signore.
Gesù comprende che per i suoi discepoli è importante stare con Lui,
per riposarsi e condividere le esperienze che essi hanno fatto.
I discepoli, anche se non ne sono ancora consapevoli, sperimentano
che il loro unico riposo è stare con Lui.
Questo te la dice lunga sul significato del tuo tempo libero e del tuo lavoro.
Riposarsi e ritemprarsi davvero è un fatto che puoi fare in pienezza
solo quando stai con Lui; se non c’è il Cristo accanto a te, anche se non
fai nulla dalla mattina alla sera, sarai sempre stanco e sfinito.
Dunque quando ti ritrovi in questa situazione devi ricordare le
parole che il Cristo ha rivolto anche a te: “Vieni a me, tu che
sei affaticato ed oppresso, ed io ti ristorerò”.
Impariamo a capire cosa ci faccia veramente bene e cosa no.
Quando siamo affaticati e oppressi, non perdiamoci d’animo,
ma andiamo incontro al Signore, Lui ci ristorerà con i suoi insegnamenti,
cominciamo allora a capire pregando.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane
quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

giovedì 2 febbraio 2012

Il Vangelo del Venerdì 3 Febbraio 2012.

Quando ad una persona getti in faccia la verità,
aspettati delle sgradite sorprese, perché la verità
fa sempre male specialmente a chi è
colpevole di qualche nefandezza.

Dal Vangelo secondo Marco 6,14-29 anno B.
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù,
perché il suo nome era diventato famoso.
Si diceva: “Giovanni il Battista è risorto dai
morti e per questo ha il potere di fare prodigi”.
Altri invece dicevano: “È Elia”. Altri ancora dicevano:
“È un profeta, come uno dei profeti”.
Ma Erode, al sentirne parlare, diceva:
“Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!”.
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni
e lo aveva messo in prigione a causa di Erodiade,
moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata.
Giovanni infatti diceva a Erode:
“Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello”.
Per questo Erodiade lo odiava e voleva farlo uccidere,
ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo
giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava
molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno,
fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte,
gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea.
Entrata la figlia della stessa Erodiade, danzò e piacque a Erode e ai commensali.
Allora il re disse alla fanciulla: “Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò”.
E le giurò più volte: “Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò,
fosse anche la metà del mio regno”. Ella uscì e disse alla madre:
“Che cosa devo chiedere?”. Quella rispose: “La testa di Giovanni il Battista”.
E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo:
“Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista”.
Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali
non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò
che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò
in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla
fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre.
I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero,
ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore.
Erode cercava di bloccare la predicazione di Giovanni perché le sue
parole lo interpellavano, giudicavano i suoi comportamenti e pretendevano
da lui un cambiamento di vita. Il suo cuore man mano si indurì
e cadde vittima delle pretese omicide della figlia, istigata da Erodiade.
Erode volle essere più forte delle parole del Battista e
cercò di tacitarlo, lasciandolo infine uccidere. Ma non riuscì ad eliminare
la Parola. Gesù avrebbe portato a compimento la predicazione
del Battista, sì che davvero si poteva dire: «Quel Giovanni che
ho fatto decapitare è risuscitato».
La predicazione riprendeva il suo cammino per le strade del mondo
senza nessuna altra forza che se stessa.
Il Vangelo chiede solo di essere ascoltato e accolto nel cuore.
Noi possiamo ritenerci più forti della predicazione, come Erode,
priveremmo della luce noi stessi e gli altri.
L’evangelista viene a dirci che il Vangelo è più forte della forza
dei tanti Erode di questo mondo.
Ascoltiamo o leggiamolo il Vangelo, facciamoci umili e saremo
riempiti della luce di Cristo e per riuscirci meglio preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.

mercoledì 1 febbraio 2012

Il Vangelo del Giovadì 2 Febbraio 2012

È giusto che sia così, Dio si manifesta ai semplici,
come è successo a Simeone e Anna, non bisogna
essere colti per incontrare il Signore,
ma semplicemente umili e desiderosi di incontrarlo.
Presentazione del Signore.
Dal Vangelo secondo Luca 2,22-40.
Quando venne il tempo della purificazione secondo
la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono
il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto
nella Legge del Signore; ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore ,
e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi,
come prescrive la Legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone,
uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele;
lo Spirito Santo che era su di lui, gli aveva preannunciato che non
avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi
portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge,
lo prese in braccio e benedisse Dio:
“Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a
tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”.
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina
e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perche siano
svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser.
Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in
cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e
giorno con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava
del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore,
fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza,
e la grazia di Dio era sopra di lui. Parola del Signore.
Ciò che ci permette di vedere nella normalità la presenza di
Dio è dato dallo Spirito; Simeone ed Anna erano anziani e forse
attiravano poco l’attenzione degli altri, ma il loro sguardo era vigile,
ed entrambi attendevano il segno della redenzione di Israele.
Nella nostra vita viviamo e vediamo tante cose; ma in quante di
esse riusciamo a vedere lo straordinario della presenza di Dio?
Per vedere con il cuore serve preghiera e grande capacità di ascolto.
In questo senso, anche noi riusciremo a vedere le tracce del Signore
che viene a visitarci con la sua grazia, nel tempio del nostro cuore.
È lo Spirito che dona al nostro cuore la fedeltà a Gesù Cristo,
il quale ora come allora è strumento attraverso il quale si
manifesta ciò che veramente c’è nel cuore dell’uomo.

Per sentire la presenza del Signore, dobbiamo aprire
il cuore e per farlo meglio preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata.